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Benito Mussolini: il messaggio ai posteri nascosto sotto obelisco

ROMA – L’obelisco del Foro Italico a Roma, un tempo Foro Mussolini, nasconde da sempre un segreto. Si tratta di un messaggio che gli architetti del tempo e il Duce stesso vollero nascondere sotto l’obelisco stesso. Un messaggio, sappiamo oggi, rivolto alle generazioni future. Quel messaggio oggi è stato decifrato da due studiosi, Bettina Reitz-Joosse dell’università di Groninga e Han Lamers dell’università di Lovanio, e il contenuto è anticipato da La Repubblica:

Anche se il messaggio resta sepolto e invisibile sotto i blocchi di granito tirati su nel 1932, i due sono riusciti a ricostruirlo attraverso tre diverse fonti emerse nelle biblioteche e negli archivi della Capitale. “Non era un messaggio pensato per i contemporanei” ha detto Reitz-Joosse alla Bbc, “Anche se l’obelisco doveva essere il più visibile possibile, non v’era quasi traccia dell’esistenza del testo, destinato ai lettori del futuro”.Si compone di tre parti: nella prima si rende conto della genesi e dei traguardi raggiunti dal fascismo e della ascesa di Mussolini.

L’Italia viene descritta come un Paese sull’orlo del baratro dopo la Prima Guerra Mondiale e di come il Duce l’avesse salvata “rigenerandola grazie alla sua risolutezza e alle sue intuizioni superomistiche”. Mussolini, dice Lamers, viene presentato come una nuova specie di imperatore, ma anche come l’uomo della Provvidenza mandato a salvare il popolo italiano. La seconda parte riguarda l’Organizzazione della gioventù fascista e i programmi per i giovani. La terza parte racconta la costruzione del Foro Italico – all’epoca noto come Foro Mussolini – e l’erezione dell’obelisco.

Sotto l’obelisco sono sepolte alcune monete d’oro, come in uso durante il Rinascimento. La curiosità, sottolineano gli studiosi, è che il messaggio era stato pensato per essere letto dopo l’abbattimento dell’obelisco e di conseguenza dopo la caduta del regime, segno che i fascisti stessi erano consapevoli del fatto che prima o poi sarebbero andati incontro al tramonto. A guerra quasi finita un gruppo di partigiani accarezzò l’idea di tirare giù il colosso e piazzò alla sua base una carica di esplosivo. L’arrivo di un vigilante in bicicletta, però, li costrinse a spegnere di corsa la miccia: nessuno aveva voglia di provocare vittime innocenti.


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