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Cure all’estero: più facili e veloci rimborsi in spazio Ue

ROMA – Cure all’estero: più facili e veloci rimborsi nello spazio Ue. Affrontare cure mediche nello spazio Ue, in Svizzera, Norvegia, Islanda, e Liechtenstein sarà più facile. Con le schede di dimissioni ospedaliere uniformate e rese omogenee secondo un protocollo standard valido in tutti i paesi coinvolti, sarà più veloce accedere ai rimborsi del paese di origine.

In Italia, perché il Governo licenziasse il decreto ad hoc mancava solo il parere del Consiglio di Stato sullo SDO (scheda dimissioni ospedaliere):  il parere numero 00846/2016 ha formalmente dato il via libera che si attendeva. Cinzia De Stefanis di Italia Oggi spiega in dettaglio la novità burocratica.

Il decreto sulla Sdo conferisce al tema della mobilità sanitaria internazionale un impulso senza precedenti. L’apertura al libero mercato pone inevitabilmente in concorrenza i differenti sistemi nazionali, rappresentando al contempo un’opportunità di sviluppo e una sfida per il servizio sanitario nazionale (Ssn) dato il probabile aumento del flusso di pazienti che si sposteranno tra i paesi dell’Unione per ricevere cure e il corrispettivo impatto economico e organizzativo sulle risorse interne destinate all’assistenza sanitaria.

Lo stesso offre un’opportunità a tutti i cittadini dell’Unione europea, garantendo loro una più ampia offerta di prestazioni, sancendo peraltro l’obbligo per gli stati membri di fornire al pubblico tutte le informazioni necessarie circa le procedure di rimborso e di autorizzazione, ma anche in merito agli standard di qualità e di sicurezza e all’affidabilità del prestatore di assistenza sanitaria attraverso l’istituzione di «uno o più punti di contatto nazionali» ad hoc per l’assistenza sanitaria transfrontaliera.

La scheda di dimissione ospedaliera (Sdo), istituita con decreto del ministero della sanità del 28 dicembre 1991 e da compilare per tutti i pazienti dimessi dagli istituti di cura pubblici e privati, è parte integrante della cartella clinica, di cui costituisce una rappresentazione sintetica e fedele (insieme al registro operatorio, ossia il verbale di ogni intervento chirurgico), e nella sua nuova veste sarà finalizzata a consentire la raccolta sistematica, economica e di qualità controllabile, delle principali informazioni contenute nella cartella stessa, ossia di tutte le informazioni anagrafiche e cliniche rilevanti che riguardano un singolo ricovero ospedaliero di un paziente (in modo da poter ricostruire la «storia» della degenza del paziente all’interno di un istituto di cura dall’accettazione fino alla dimissione). Tutte condizioni necessarie affinché ciascuno stato (e dunque anche l’Italia) possa riconoscere in tempi stretti e non solo parzialmente i costi sostenuti e provvedere alla loro copertura. (Cinzia De Stefanis, Italia Oggi)

 


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