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Elena Tioli, un anno senza supermercato: “Amo l’ambiente”

ROMA –  Da 12 mesi Elena Tioli, modenese di 33 anni trapiantata a Roma, ha appeso al chiodo il carrello della spesa e non ha mai più messo piede in un supermercato. Per amore dell’ambiente ha fatto della sostenibilità e del risparmio i suoi pilastri, rivoluzionando completamente la sua vita. Ma per lei non è stato un peso: “E’ stata una rinuncia che mi ha arricchito”.

A raccontare la sua storia è Federico Taddia sul quotidiano La Stampa

«Il tutto è iniziato il 2 gennaio del 2015, camminando tra le corsie di un centro commerciale a Palma di Maiorca – spiega Elena. Dentro a un frigo ho visto dei piccoli maialini, completamente integri, messi sotto vuoto. Sembrava quasi che stessero dormendo. E’ stata un’immagine folgorante: mi sono guardata intorno ed ero circondata da decine di prodotti colorati e inutili. Mi sono trovata spaesata, all’interno di un non luogo, dove il limite era stato superato e non ero considerata una persona ma semplicemente un consumatore tra tanti consumatori». Tornata in Italia Elena comincia la sua rivoluzione domestica sperimentando nuove vie per l’approvvigionamento quotidiano. La prima alternativa la trova nei Gas, Gruppi di acquisto solidale, realtà sempre più diffusa dove famiglie e singoli si strutturano per fare grossi ordini periodici, scegliendo direttamente i fornitori così da poter garantire la qualità, certificare la filiera e mantenere i prezzi abbordabili grazie agli sconti proporzionali alle quantità. «Devi imparare a progettare: non puoi più entrare nel supermercato quando hai bisogno di qualcosa, ma devi pensare a quello che ti può servire nel tempo. La procedura è semplicissima: ogni settimana si compila online un modulo per ordinare la frutta e la verdura di stagione, oppure la carne e il formaggio. Poi dal mercoledì successivo si passa a ritirare in un piccolo deposito centrale e si paga in automatico tramite un conto bancario comune: basta file al banco, alla cassa o al parcheggio».

Per altri prodotti a lunga scadenza, tipo pasta, riso o farina gli ordini si fanno trimestralmente, mentre per alcuni articoli evergreen come la carta igienica si fa la scorta una volta all’anno. «Sì, in un colpo solo ho acquistato 22 pacchi da 4 rotoli di carta riciclata: ho speso in tutto meno di 30 euro e non ci ho più pensato». Oltre ai Gas e ai tanti mercati contadini presenti nei quartieri Elena ha anche utilizzato «Kalulu», startup nata a Roma, ma già realtà simili stanno spuntando in altre città, per avvicinare produttori e cittadini: basta iscriversi al sito per acquistare le proposte del giorno a km zero e passare poi in luoghi di volta in volta stabiliti situati vicino al proprio domicilio per il recupero della merce. Infine, sia per ridurre i costi che lo spreco di imballaggi inutili la giovane si è affidata ai negozi che vendono i generi sfusi: basta entrare con un proprio contenitore e si paga solo il peso di quello si prende».

«Il vero risparmio sta nel diventare più consapevoli e quindi nel comprare solo quello che ti serve: quando entravo al supermarket anche solo per un po’ di insalata, uscivo comunque con scontrini da paura e borse piene di cose di cui in verità potevo fare tranquillamente a meno. Ora spendo meglio e ho perfino imparato a produrmi tante cose da me». Anticalcare, sgrassatore, brillantante e detersivo per i piatti: con l’aiuto dei siti www.autoproduciamo.it di Lucia Cuffaro e www.naturalmentestefy.it di Stefania Rossini, due punti di riferimento del settore, Elena si è felicemente data al «fai da te». «Io adoravo bagnoschiuma, creme di tutti i tipi e saponette profumate: ora faccio tutto con un buon sapone di Aleppo. Come deodorante uso l’allume di potassio, l’olio di mandorla come struccante, lavo e disinfetto con aceto e bicarbonato, mentre con l’acido citrico diluito nell’acqua con pochi centesimi di euro ho un efficace ammorbidente. Per non parlare dell’impatto ecologico ed economico degli assorbenti. Con 22 euro ho acquistato una coppetta mestruale: è comoda, igienica e non mi fa più sentire schiava di un pezzo di plastica. Non ho dubbi: questi dodici mesi sotto stati l’investimento più riuscito della mia vita».

 


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