Blitz quotidiano
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Equitalia vuole vedere in diretta quanti soldi abbiamo per..

ROMA – Equitalia vuole maggiori poteri per combattere l’evasione fiscale e li chiede apertamente e con qualche ragione. Se lo Stato vuole ridurre drasticamente i tanti miliardi di euro che costituiscono il montante delle tasse evase, bisogna che gli uomini impegnati a rintracciare quei soldi sottratti al Fisco possano farlo, come accade negli altri Paesi dove il Fisco è più feroce che da noi ma dove si paga anche la metà delle tasse, come Stati Uniti d’America e Gran Bretagna.

Se non sarà fatto in questo modo, continueremo a sentirci la litania dei politici che imprecano contro l’evasione, sparano cifre che non si sa come facciano a conoscere ma di cui sembrano tanto sicuri e intanto nulla faranno in concreto, sarà soltanto un giro vizioso di deprecazioni inutili, mentre i soliti noti, dipendenti, pensionati, imprese, pagheranno sempre di più, per mantenere una casta di parassiti formata dai politici e dai loro amici.

La lotta di Equitalia per avere maggiori mezzi per combattere l’evasione la descrive sul Giornale Gianpaolo Iacobini, che riferisce l’intervento di Enrico Maria Ruffini, amministratore delegato di Equitalia davanti alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria:

“Per combattere l’evasione servono maggiori poteri. Uno in particolare: la possibilità di accedere alle informazioni finanziarie dei debitori attingendo all’Anagrafe dei rapporti finanziari, la banca dati già attiva ma sin qui a disposizione esclusivamente dell’Agenzia delle Entrate”.

Gianpaolo Iacobini scrive sul Giornale il cui proprietario è il fratello di Silvio Berlusconi, Paolo Berlusconi. Berlusconi senior si atteggia da sempre a paladino degli oppressi dal Fisco ma il suo operato al Governo non si discosta da quello della sinistra. Anzi l’ultimo giro della pressione fiscale, quello su cui poi Mario Monti ha messo il carico da 90 rovinandoci tutti con un terrorismo verbale che non ha ottenuto nulla, lo ha avviato proprio Giulio Tremonti quando Berlusconi era primo ministro.

Ora che è all’opposizione, il giornale dei Berlusconi impreca contro quel sistema fiscale vessatorio che quando era capo del Governo si è ben guardato da scalfire. Gianpaolo Iacobini è sulla linea. Il ragionamento di Equitalia, scrive, è “articolato secondo gli schemi della burocrazia tassatoria” e non fa una grinza:

«Allo scopo di consentire che siano intraprese azioni di recupero puntuali ed efficaci ha spiegato l’Ad di Equitalia davanti ai parlamentari sarebbe importante accordare alle società del gruppo la fruibilità, in forma massiva e a cadenze ravvicinate, di informazioni attuali in ordine alla consistenza effettiva dei rapporti che i debitori intrattengono con gli operatori finanziari».

“Diventasse legge, dopo essere stato ridotto in mutande il contribuente si ritroverebbe di fronte agli esattori stile Grande Fratello. Che con un clic avrebbero di fatto la possibilità di passare subito all’incasso, scansando i fastidi dell’eventuale verifica in contraddittorio – anche giudiziario – con il cittadino pagatore.

“Un aspetto di non poco conto se si considera, stando alle parole dello stesso Ruffini, che tra il 2000 ed il 2015 su 250 milioni di cartelle emesse alla fine ben 30 (2 milioni l’anno) sono state annullate per vizi il più delle volte censurati soltanto dopo il ricorso ai giudici. Morale della favola: nel campo dei balzelli il cittadino rischia d’essere sacrificato sull’altare della Suprema Riscossione.

Anche se evadere è

“immorale e a volte penalmente rilevante e comunque sempre odioso”.

Comunque possiamo stare tranquilli perché

“un semplice pannicello caldo rischia di rivelarsi il blocco degli aumenti dei tributi locali, introdotto per il 2016 con la legge di Stabilità e presentato dal governo come una rivoluzione epocale: per il centro studi di Unimpresa, che a grandi linee ricalca quanto scritto nella nota di accompagnamento al Documento di finanza pubblica (di matrice governativa), «le misure contenute nella legge di Stabilità non produrranno effetti significativi per la riduzione della pressione fiscale, che dopo aver toccato il 43,4% nel 2014, resterà stabilmente sopra la soglia del 43% fino al 2018».

“Pagheranno i soliti noti. Quelli spremuti da tempi antichi. Vittime impotenti di un sistema malato, prossimo al collasso”.