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Erdogan processa i giornalisti. Bernardo Valli: “Ha perso”

ROMA – Rischiano l’ergastolo per lo scoop delle armi fatte passare dai Servizi di Ankara e dirette ai jihadisti in Siria i due giornalisti Can Dundar e Erdem Gul. Ma ha ricevuto un colpo durissimo alla sua immagine il presidente turco Erdogan che pur di annullare la decisione con cui la Corte Costituzionale i due giornalisti li ha fatti uscire di galera, ha istituito un tribunale ad hoc e promosso un processo cui assiste tutto il mondo.

Su queste pagine Giuseppe Giulietti aveva proposto una mobilitazione in favore dei due. Comunque il processo rappresenta un boomerang diplomatico per Erdogan, come spiega su Repubblica Bernardo Valli, decano degli inviati speciali e raffinato conoscitore degli scenari geostrategici mondiali.

L’avvenimento aveva un netto risvolto politico ed è destinato a pesare sull’agitata situazione del paese. Esso vive il cruento conflitto interno con i curdi; sente la vicina guerra in Siria, di cui accoglie tre milioni di profughi; non è più confortato dalla crescita economica; ed è spesso sconcertato dallo stile presidenziale. La Turchia, porta dell’Europa, in un momento in cui l’Europa è assediata da problemi angosciosi, è ancora ben ferma sui suoi cardini. Ma è sottoposta a spallate che la mettono a dura prova. Quello di ieri, davanti e dentro il Palazzo di giustizia, era un episodio della guerra contro la libertà di stampa in corso da tempo […]

Nell’aula, dove si svolgeva l’udienza, c’erano appunto numerosi diplomatici europei, tra i quali l’ambasciatore tedesco e i consoli generali d’Italia e di Francia. Rappresentavano una giuria silenziosa ma non di scarso rilievo. Can Dundar, direttore di Cumhuriyet (La Repubblica), e Erdem Gul, capo della redazione di Ankara del quotidiano d’opposizione, liberale di sinistra e soprattutto laico, sono accusati da mesi, con una requisitoria di 473 pagine, di spionaggio, di divulgazione di segreti di Stato, di tentativo di colpo di Stato e di assistenza a un gruppo terroristico. Imputazioni da prigione a vita dovute a fatti che riguardano articoli in cui si rivelava, con la prova di video, che i servizi segreti turchi (MIT) avevano lasciato passare carichi d’armi destinati ai jihadisti in Siria […]

Erdogan giustifica il fatto di essere parte civile con l’accusa di tentativo di colpo di Stato basata sui rapporti che gli imputati laici avrebbero avuto con un suo acerrimo nemico, un tempo stretto alleato, il religioso Fethullah Gulen. Gulen vive negli Stati Uniti ma dirige una fitta rete di interessi in Turchia, tramite una vasta setta e numerose attività economiche. Erdogan ha preso di mira i beni di Fethullah Gulen, in particolare i giornali. Il nemico d’America ha radici nella società musulmana turca su cui si basa la forza politica del presidente, pure lui rigoroso osservante dei precetti dell’Islam. I due giornalisti di Cumhuriyet sono dei laici, dei kemalisti (la loro redazione è piena di ritratti di Ataturk, il fondatore della Repubblica), ed è quindi assai improbabile una loro complicità con il religioso Gulen. (Bernardo Valli, La Repubblica)