Rassegna Stampa

Federico Caffè, il professore scomparso 30 anni fa come Ettore Majorana

Federico Caffè, il professore scomparso 30 anni fa come Ettore Majorana

Federico Caffè, il professore scomparso 30 anni fa come Ettore Majorana

ROMA – Federico Caffè è il professore scomparso 30 anni fa nel più totale mistero, proprio come il fisico Ettore Majorana. Caffè, docente di Politica economica e finanziaria dell?università di Roma, uscì di casa il mattino del 15 aprile e non vi fece più ritorno. Il fratello Alfonso denunciò la scomparsa e i suoi allievi e amici lo cercarono invano: da quel giorno del professore definito l’economista più keynesiano d’Italia, si perse ogni traccia.

A 30 anni dalla sua scomparsa, Nadia Ferrigo su La Stampa ripercorre la vicenda. La sera prima di sparire nel nulla cenò e guardò il telegiornale col fratello malato, poi la mattina seguente uscì senza portare con sé orologio, chiavi, occhiali, passaporto e libretto degli assegni, che rimasero abbandonati sul suo comodino. L’uomo aveva 73 anni, aveva lasciato l’insegnamento ed era depresso:

“Dopo la morte del padre, lo avevano lasciato anche le due donne della sua vita: la madre morta ultranovantenne e poco dopo la governante, u****a da un tumore. Negli ultimi anni tre dei suoi migliori allievi erano scomparsi in modo tragico: Ezio Tarantelli u****o dalle Brigate Rosse, Franco Franciosi per un tumore al fegato e Fausto Vicarelli in un incidente stradale.

Il professore, allievo di Luigi Einaudi e definito “il più keynesiano degli economisti italiani” aveva confidato la sua tristezza a un quaderno di appunti, accanto alle impressioni e ai commenti sulla politica economica. I primi a iniziare le sue ricerche furono i suoi allievi, i suoi assistenti, i suoi amici. Con le forze dell’ordine, i cani e le guardie a cavallo batterono tutta la zone di Monte Mario, il greto del Tevere, le borgate a Nord di Roma. Lo cercarono anche a Pescara, la sua città d’origine. Le indagini non tralasciarono nulla: il suicidio, la fuga, il ritiro in un convento. Fu fatta una richiesta formale alla Santa Sede per una ricerca tra gli ordini religiosi, senza risultato”.

Nei giorni successivi alla scomparsa sono state molte le segnalazioni, ma proprio come di Majorana non si seppe più nulla da quel battello che lo portava a Palermo, così di Federico Caffè si perse ogni traccia:

“Fuga, suicidio oppure il ritiro in un convento? Diverse le ipotesi, nessuna risposta. La misteriosa scomparsa del professore fu ripercorsa nel libro L’ultima lezione del giornalista Ermanno Rea, che ricostruì il caso a partire dall’ultima volta che Caffè salì in cattedra per una lezione con i suoi studenti, nel giugno del 1984. Rea indaga su una lettura di Caffè di quegli anni, Le suicide di Durkheim. Se ne trovano tracce in diversi articoli, dove si fa strada l’ipotesi di come una soluzione finale dignitosa fosse l’unica risposta possibile «agli squilibri originati da un’esagerata longevità» e «ai disavanzi catastrofici degli istituti previdenziali».

Nel libro sono raccolte le testimonianze della sua angoscia. «Finirà che perderò la testa, ma la carcassa andrà avanti», confidò a un amico. La scomparsa di Caffè, come quella di Majorana, resta un mistero. Eppure il libro L’ultima lezione dà corpo a una tesi precisa: il vecchio professore quella notte uscì di casa con in testa un progetto. Che si sia trattato di fuga, suicidio o ritiro in un convento, il suo svanire nel nulla fu una scelta, e non un tragico caso”.

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