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Fedez a Festival giornalismo. Libero: “Querelati da lui no”

ROMA – Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, quest’anno c’è anche Fedez. Alla kermesse si parlerà di libertà d’espressione, tanto cara al rapper, ma anche di diffamazione a mezzo stampa e di querele intimidatorie contro i giornalisti. Pratica cui anche Fedez è piuttosto avvezzo. A sottolineare il paradosso è proprio uno di quei giornalisti querelati da Fedez, Filippo Facci che sul quotidiano Libero osserva: nessuno dei giornalisti di Libero è stato invitato alla kermesse.

Colpisce anzitutto che al Festival (del giornalismo, non al Festivalbar) risulti invitato uno come Fedez, il rapper per bambine, quello che per un pugno finisce all’ ospedale in carrozzella, quello che – per quel che ci importa ora – ha la spiacevole abitudine di querelare proprio i giornalisti e chieder loro spaventosi risarcimenti danni.

La sorte maldestra, oltretutto, vuole che nessuno dei giornalisti querelati da Fedez sia stato invitato al Festival (del giornalismo, ripetiamo) e a noi, insomma, non pare bello. Anche perché non è che gli organizzatori si sono sforzati di giustificare la presenza del ragazzetto inventandosi un’ improbabile chiave giornalistica: il titolo del dibattito con Fedez è «Tra musica, parole, social e attivismo» (traduzione: nulla) e non è neanche un dibattito perché a intervistarlo c’ è una persona sola, peraltro sprovvista della qualifica di maestra d’ asilo come la platea renderebbe necessario. Pare difficile, insomma, che a Lucia (è il cognome di Fedez) venga chiesto conto delle sue sciocchezze sulla «libertà di espressione» abbinate aquerele da 200mila euro a botta.

Difficile, pure, che venga chiamato a rispondere di quando definì «un chiaro esempio di repressione, disinformazione e limitazione della libertà di espressione» quello che i giornalisti (più o meno tutti) scrissero su di lui dopo le incursioni milanesi che i NoExpo fecero nel maggio scorso, quando – dopo che i Black Block avevano fatto le prime devastazioni, in attesa di consacrarsi il giorno dopo – il ragazzetto disse che «i danni dei NoExpo sono poca cosa in confronto alle infiltrazioni mafiose e alle speculazioni economiche di Expo», «gli edifici imbrattati sono proteste, non vandalismo». Roba così. Va bene, capito, richiudiamo le porte dell’ asilo.

Il punto infatti è anche un altro, ed è un pizzico più serio. Al Festival, un dibattito sulle querele ci sarebbe (c’ è) ed è questo: «Querele, minacce e protezione delle fonti a rischio: attacco al giornalismo». Ma è una cosa diversa e molto specifica, e lo si evince anche dagli ospiti: è un «panel» più mirato al giornalismo d’ inchiesta fatto da precari o freelance (che sono il futuro del giornalismo, beninteso) e alle loro spalle scoperte in caso di minacce, sequestri pretestuosi, necessità di proteggere le fonti e poi naturalmente sì, querele temerarie e richieste risarcitorie.

Oddio, il parterre è un po’ di parte, come testimonia la presenza al dibattito di Peter Gomez (un amico, ma non propriamente un nemico dei querelanti più potenti di questo Paese, i magistrati) oppure la presenza del faziosissimo Giorgio Mottola, collaboratore di Sabina Guzzanti nell’ inguardabile film «La trattativa» e coautore di «Processo allo Stato» che è un altro libro con prefazione di Antonio Ingroia e che riassume «la trattativa» secondo Antonio Ingroia. Poi al dibattito ci sono altri valevoli colleghi che non si tratta – figurarsi – di giudicare o inquadrare, ma che di base parleranno tra di loro, delle cose loro e di problemi che – pensano – forse sono nati con loro.

Ora: la prima inchiesta in assoluto sul tema della diffamazione a mezzo stampa, nel 1998, la scrissi io: 9 puntate, 60.277 battute. Seguì un servizio di Panorama e del Foglio, cartaccia di centrodestra. Intervenne anche la Fnsi. Pubblicai i monitoraggi del professor Vincenzo Zeno-Zencovich (che evidenziavano le categorie che querelavano di più, che venivano maggiormente risarcite, e con tempi più celeri) e il Messaggeropubblicò un’ altro monitoraggio fatto da Roberto Martinelli. Le uniche proposte di legge vennero dai Radicali e da Forza Italia.

Da allora le sentenze per diffamazione di tutti contro tutti (e la querela come strumento di pressione) sono solo aumentate: ormai è una prassi comune, persino uno come Fedez querela i giornalisti. E l’ impressione è che ora, finalmente, una certa fazione col complesso dei migliori se ne sia finalmente accorta, perché il problema, da una diversa prospettiva, riguarda anche loro. Dunque ne parleranno al Festival: tra di loro, con sottofondo musicale di Fedez. Musicale si fa per dire.