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Feltre, cura sbagliata in ospedale. Figli chiedono 100mila €

BELLUNO – Feltre, cura sbagliata in ospedale. Figli chiedono 100mila €.  Francesco Fontana era andato all’ospedale di Feltre (Belluno) per un problema di salute serio. Ma i medici hanno sbagliato diagnosi e terapia facendo aggravare le condizioni di salute dell’uomo. Ora, a distanza di tempo dall’accaduto, gli eredi di Fontana hanno fatto causa all’ospedale chiedendo un risarcimento da 100mila euro. Una vicenda raccontata da Laura Milano per il Corriere delle Alpi:

Curato per una micosi quando invece il problema era quello di una stenosi, ossia di un’ostruzione, dell’esofago. I figli di G.F., tramite il legale Francesco Fontana, chiedono di essere risarciti per oltre centomila euro, rispetto a un errore che avrebbe aggravato lo stato di salute del padre, quando un anno fa è stato ricoverato in fase acuta in un reparto della medicina interna. L’udienza al tribunale di Belluno è fissata per il 28 aprile. A incoraggiare il prosieguo della causa è il parere favorevole ai ricorrenti da parte del consulente tecnico d’ufficio, nominato dal giudice, che ha concluso, conferma l’avvocato Francesco Fontana, «per un errore diagnostico-terapeutico».

Il ctu, dunque, avrebbe validato la tesi dell’avvocato Fontana che in nome e per conto degli eredi del defunto G.F., aveva chiesto un anno fa una consulenza tecnico-preventiva ai fini di un risarcimento del danno arrecato all’assistito quando era ricoverato in ospedale. La relazione del ctu confermerebbe i dubbi circa una malapratica ospedaliera. Nel frattempo, i sanitari coinvolti hanno presentato all’azienda le loro controdeduzioni. Ma nonostante l’Usl sia stata invitata dal legale a trovare una soluzione di compromesso per un risarcimento bonario, che si salda mediante i brokers assicurativi, non c’è stato alcuno sviluppo in tal senso.

«Solo per questo motivo, cioè a fronte di un silenzio totale da parte dell’azienda e confortato dall’esito dell’accertamento tecnico-preventivo, ho chiesto la citazione in giudizio». Secondo il legale di parte lesa, la stenosi esofagea in paziente portatore di Peg (sonda gastrica per garantire l’alimentazione dall’esterno) avrebbe compromesso definitivamente la funzionalità dell’esofago, comportando un marcato aggravamento delle condizioni di salute dell’assistito. Della stenosi, cioè dell’evento più grave, non si sarebbero accorti i sanitari che hanno curato il paziente con antimicotici per una candidosi orale.