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Firenze, market alcol addio: divieto apertura nuovi negozi

Il sindaco di Firenze ha firmato un piano anti liberalizzazioni per evitare l'apertura di minimarket, compro-oro e money transfer di bassa qualità

FIRENZE – Addio ai market dell’alcol a Firenze. Il sindaco della città, Dario Nardella, ha fissato nuove regole per l’apertura di minimarket, compro-oro, money transfer e centri massaggi nella speranza di eliminare i negozi di bassa qualità. Nella città, che è area Unesco, i negozi che vendono alcolici potranno aprire solo se hanno una superficie non inferiore ai 40 metri quadrati e con bagno. Questo il piano anti liberalizzazioni, che prevede norme per salvare i bar già esistenti e tutelare i negozi storici di Firenze.

Claudio Bozza sul Corriere Fiorentino scrive che nel piano anti liberalizzazioni il sindaco ha definito un “cancro da estirpare” i market che vendono alcol senza regole, un pericolo per la salute pubblica e per la città:

“«Oltre all’identità della nostra città, qui c’è in gioco anche la salute pubblica, dei giovani in particolare — attacca Nardella — Vinceremo questa sfida dando un duro colpo a rendita e degrado, fermando chi fa affari sfruttando Firenze». E poi: «Gran parte dei problemi sono causati dalle liberalizzazioni, di Bersani prima e di Monti poi. Io non le demonizzo, ma quei due provvedimenti non hanno tenuto conto delle conseguenze su contesti storici e monumentali come il nostro», dove le attività tradizionali sono state soppiantate da centinaia di negozi turistici.

Il degrado di Firenze, spiegano da Palazzo Vecchio, parte proprio dall’eccessivo consumo di alcol, motivo per cui l’obiettivo è limitare l’apertura dei minimarket che lo vendono:

“nell’area Unesco non potranno aprire nuovi negozi con vendita di alcolici con superficie inferiore ai 40 metri quadrati e senza bagno (quelli esistenti avranno 3 anni di tempo per adeguarsi con una toilette anche per disabili, mentre bar e attività di somministrazione potranno beneficiare di una deroga). Una misura studiata per arrestare la proliferazione dei minimarket, oggi oltre quota 260, molti dei quali l’amministrazione spera debbano abbassare il bandone perché non in grado di adeguarsi alle nuove regole. Il piano prevede inoltre il divieto di vendita di alcol da asporto dalle 21 alle 6.

I dehors dei locali, proprio per tutelare il diritto al sonno dei residenti, potranno essere usati solo fino alle 23. Pub e ristoranti dovranno cessare la somministrazione di alcolici dalle 2; mentre per tutti sarà vietato promuovere la vendita e il consumo di alcolici, con promozioni o esposizione in vetrina stile «bevi tre e paghi due». I proprietari delle attività dovranno inoltre garantire a proprie spese pulizia esterna e rispetto della quiete pubblica, evitando assembramenti. Importante, sempre per fermare il dilagare dei minimarket, l’obbligo (per le attività che vendono alcolici) di commerciare almeno cinque delle seguenti tipologie di merci: prodotti da forno, frutta, verdura, gastronomia, latte e derivati, carne e pesce”.

Il Consiglio comunale ha così approvato un piano per regolarizzare i negozi che non sono a norma:

“Da oggi, tutte le attività commerciale nell’area Unesco (nella cerchia dei viali) avranno tre mesi di tempo per rimuovere tutti pannelli luminosi (con o senza led ad intermittenza), mentre saranno consentite le insegne approvate dagli uffici. Vietati, inoltre, slot machine e video poker all’interno delle nuove attività che apriranno ex novo. Vietato aprire locali che producono e vendono solo pizza, ma anche nuove discoteche. Per frenare la perdita d’identità del tessuto commerciale, sarà istituito anche il divieto di aprire money transfer, money change, internet point e phone center e centri massaggi che hanno monopolizzato intere strade. Le sanzioni per chi non starà alle regole saranno molto dure: da 500 a 5 mila euro, con sospensione dell’attività fino a 20 giorni per i recidivi. Questione di forma, ma anche di storia: viene infatti istituita la funzione di «esercizio storico». Si tratta di una norma che vieta il cambio di destinazione di un immobile in presenza di una funzione commerciale «tradizionale» (entro 90 giorni il Comune metterà nero su bianco i parametri), per tutelare un’attività storica, che così sarà vincolata al «proprio» immobile”.

Il piano prevede anche delle norme ad hoc per salvaguardare i negozi storico di Ponte Vecchio e via Tornabuoni:

“Sono previste disposizioni particolari per via Tornabuoni e Ponte Vecchio. Nei locali che si affacciano direttamente sulla via delle boutique, sono consentiti solo negozi di moda di alta gamma, librerie, gallerie d’arte e antiquari, somministrazione di alimenti e bevande, banche e assicurazioni, commercio di oggetti preziosi, orologi, oggetti d’arte, cose antiche o articoli di antiquariato, articoli di numismatica e filatelia, artigianato tradizionale e artistico. Sul Ponte Vecchio è consentito solo il commercio di oggetti preziosi, orologi, oggetti d’arte, cose antiche o articoli di antiquariato, articoli di numismatica e filatelia, mentre è vietata la somministrazione di alimenti e bevande”.


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