Blitz quotidiano
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Fotografa auto vigili in divieto sosta: finisce a processo

ROMA – Ha fotografato le auto dei vigili in divieto di sosta, mentre tutte le altre venivano regolarmente multate o rimosse. Per questo un’impiegata di una agenzia Unipolsai è finita a processo: è accusata di interruzione di pubblico servizio, resistenza, oltraggio e ingiurie a pubblico ufficiale. La vicenda si svolge a Roma, in via del Forte Tiburtino, dove ha sede il V Gruppo dei Vigili e pure una filiale Unipolsai. 

Gli impiegati dell’assicurazione hanno raccontato in Tribunale di essere quotidianamente multati per le auto parcheggiate lungo la strada dove la sosta è vietata. Ma la stessa sorte non spettava alle auto private dei vigili, parcheggiate in divieto al pari delle altre. Di qui la decisione di una impiegata di documentare il presunto abuso con prove fotografiche ai fini di una eventuale denuncia. Ma a finire sotto accusa è stata invece lei.

Il caso è riportato da Paolo Tripaldi sul quotidiano Il Messaggero: la denuncia risale al 1 ottobre 2012

LA DISCUSSIONE
Tutto è accaduto intorno alle nove del mattino: l’impiegata delle assicurazioni ha fotografato alcune vetture in divieto di sosta, mentre da una di queste due vigili stavano scaricando della merce sequestrata a dei venditori ambulanti. Ne è nata una discussione e la donna è stata portata negli uffici dei vigili per l’identificazione e per fornire spiegazioni. Secondo quanto denunciato dai vigili l’impiegata avrebbe avuto un atteggiamento oltraggioso e li avrebbe anche insultati. La donna ha avuto poi anche un malore tanto da esser stato richiesto l’intervento di un’ambulanza.
L’accusa d’interruzione di pubblico servizio si sarebbe concretizzata nell’aver intralciato le operazioni di scarico della merce sequestrata dalla vettura di servizio.

I PRECEDENTI
Nel corso del dibattimento è emerso che anche altri impiegati delle assicurazioni avevano, nei giorni precedenti, fotografato alcune vetture in sosta vietata dei vigili. «Una volta – ha spiegato un testimone – abbiamo chiamato il comando centrale dei vigili chiedendo di intervenire con un carro attrezzi che non è mai arrivato. Chiamavamo i vigili per auto in divieto ben sapendo che si trattava di auto private di loro proprietà». In un altro caso un impiegato aveva fotografato la vettura di una vigilessa lasciata in corrispondenza della rampa per disabili: «La vigilessa – ha spiegato l’uomo – mi vide, tornò in dietro e disse che avrebbe spostato immediatamente l’auto, come infatti fece».