Rassegna Stampa

Francesco Forte: “Crisi colpa di Monti” E anche di Bersani che non c’è ma…

forte francesco

Francesco Forte: la crisi è colpa di Monti

“È stato Mario Monti a ridurci in pezzi”: sotto questo titolo, Francesco Forte, economista e divulgatore di vaglia che fu ministro delle Finanze e vice presidente dell’ Eni in quota Psi, spara a zero e non solo su Mario Monti, ma, per stare in linea con il quotidiano su cui scrive, il Giornale dei Berlusconi, ne ha da dire anche a Pierluigi Bersani, benché il poveretto forse non riuscirà nemmeno a diventare primo ministro per un giorno.

Scrive Forte che l’agenzia di rating Fitch non ha abbassato il giudizio sull’ Italia per il risultato delle elezioni non è stato decisivo:

“Fitch boccia Monti con una motivazione analoga a quella di Moody’s dello scorso luglio, che aveva degradato il rating italiano da A a B, in quanto la manovra montiana avrebbe avuto effetti recessivi che avrebbero complicato la situazione. Allora i media anti Berlusconi cercarono di far credere che il giudizio di Moody’s dipendesse dall’incertezza politica relativa alle elezioni di un anno dopo. Ma esso coincideva con quello di Standard&Poor’s che aveva ridotto la valutazione dell’Italia da A a B perché vedeva i rischi di una nostra prolungata recessione”.

“La motivazione di Fitch […] riprende questa tesi perché la recessione c’è, ed è maggiore del previsto. Anche ora i media anti berlusconiani hanno riportato in modo incompleto questo degrado di rating e sostengono che esso dipenda dal «risultato non decisivo» delle elezioni. Vogliono difendere l’immagine di Monti «salvatore della patria» e spingono per il governo Bersani, con voti d’accatto. Ma Fitch condanna l’ipotesi del governo debole. In effetti il programma di Bersani avvalora tali preoccupazioni. In esso, invece che la crescita, campeggiano misure come il reato del voto di scambio, maggiori pene per il falso in bilancio (un po’ comico dopo i bilanci falsi del Monte dei Paschi), norme più aspre per il conflitto di interessi. Per l’economia c’è il salario minimo garantito e un compenso minimo per chi non ha copertura contrattuale che fa il paio con il reddito minimo per o senza lavoro proposto da Beppe Grillo. L’opposto della maggior flessibilità del mercato del lavoro, necessaria per farci uscire dalla crisi, come dice la Bce.

“Vi è anche il rifiuto a ogni condono e quindi anche a quello discendente dell’accordo con la Svizzera per i capitali esteri, che ci darebbe 30 miliardi subito e 4 in più all’anno. C’è l’ulteriore aumento dell’Imu sui ceti medi per toglierla sulla prima casa di chi ora deve meno di 500 euro. Se aggiungiamo l’assalto dei grillini alla Tav in Val Susa è chiaro che in questo programma non c’è crescita, né risanamento”.

 

 

To Top