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Frontiere, ecco quanto costerebbe chiuderle in Europa

TRENTO – Abbandonare l‘accordo di Schengen e chiudere le frontiere in Europa, per fermare il flusso dei migranti, avrebbe un costo non indifferente. Il prezzo dei beni importati aumenterebbe del 3 percento, senza contare i danni al turismo che da soli valgono 1,2 miliardi di euro. A fare i conti è la Fondazione tedesca Bertelsmann, che ha presentato alla Camera di commercio austriaca a Bruxelles i costi di una ipotetica chiusura delle frontiere.

Il quotidiano Il Trentino scrive che l’impatto stimato sarebbe pesantissimo, sia per l’aumento dei prodotti di importazione che per il turismo e gli altri settori del commercio:

“La reintroduzione dei controlli alle frontiere interne costerebbe all’Europa da qui al 2025 tra i 470 miliardi e l’1,4 trilioni di euro. Gli Stati costretti a subire le perdite maggiori sarebbero l’Austria e il Regno Unito, mentre il prezzo dei beni importati aumenterebbe del 3 per cento in tutti i Paesi membri.

Già adesso gli autotrasportatori austriaci devono sostenere costi addizionali per 2,5 milioni di euro al giorno. Qualora i controlli di polizia venissero estesi a tutte le frontiere tale costo raggiungerebbe quota 8,5 milioni di euro al giorno.

Nella comunicazione della Commissione Back to Schengen – A roadmap si stima inoltre che la reintroduzione dei controlli alle frontiere comporterebbe la perdita di almeno 13 milioni di pernottamenti con finalità turistiche, con un impatto di 1,2 miliardi di euro in meno nel settore turistico. Infine, i costi amministrativi dovuti alla necessità di incrementare la presenza della pubblica autorità al confine aumenterebbero tra lo 0,6 e i 5,8 miliardi di euro.

Le proposte della Camera di commercio austriaca per ridurre l’impatto economico della reintroduzione dei controlli alle frontiere partono dalla necessità di eseguire i controlli nell’hinterland per evitare code eccessive al confine. Si suggerisce, poi, di creare, dove possibile, dei corridoi di scorrimento agevolato per le compagnie di trasporto Ue regolarmente iscritte in appositi registri (attraverso una iscrizione volontaria in sezioni di registri già esistenti). A questo punto, per i veicoli dotati del “sigillo di garanzia europea” si dovrebbe procedere solo ad una verifica e non a un’ispezione vera e propria, riducendo così i tempi di attesa e quindi riducendo anche i costi.

«Ogni quattro milioni di tonnellate – ha commentato l’europarlamentare altoatesino Herbert Dorfmann – 4 milioni di tonnellate di beni passano dal Brennero, così come 2 milioni di camion e 8 milioni di auto. Anche senza pensare ad un blocco della frontiera, che ritengo poco realistico, la sola reintroduzione dei controlli di polizia si rivelerebbe letale per la nostra economia. Anziché reintrodurre i controlli interni di confine sarebbe più sensato per l’Unione pensare a un sistema comune di pattugliamento e controllo delle frontiere esterne»”.


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