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Furto 300mila€ davanti casinò Sanremo: preso Lupin italiano

SANREMO – Arrestata la banda che lo scorso 23 febbraio mise a segno un colpo da 300 mila euro in gioielli davanti al Casinò di Sanremo. In manette sono finite quattro persone, tra le quali spicca il nome di Leonardo Notarbartolo, 64 anni di Giaveno (Torino) già noto alle cronache come il Lupin italiano che prese parte al furto del secolo al Diamond Center di Anversa. Il 15 febbraio del 2003 si introdussero in un caveau, due piani al di sotto del World Diamond Center e se la svignarono con un bottino di 150 milioni di dollari in diamanti, oro e gioielli. Per quel colpo Notarbartolo ha già scontato 6 anni di galera.

Questa volta i carabinieri di Sanremo hanno beccato Notarbartolo e soci grazie alle telecamere di video sorveglianza del casinò che hanno consentito di individuare i numeri di targa delle auto dei malviventi oltre che di immortalarli in pieno volto. Sono stati fermati dai carabinieri mentre erano in procinto di piazzare un terzo colpo a Firenze. Nell’abitazione di Notarbartolo i militari hanno trovato una ricevuta da 25 mila euro della Paramount Pictures come compenso per il contributo al film in lavorazione sull’assalto ad Anversa.

Oltre al Lupin italiano sono accusati del furto il figlio Marco, di 38 anni, Donato Aliano, 61 anni, di Torino, Stefano Aliano, 63, e Antonio De Feudis, 56, tutti tre di Torino. In carcere è rimasto solo De Feudis; Leonardo Notarbartolo e gli Aliano sono ai domiciliari, Marco Notarbartolo ha l’obbligo di firma. Due fiancheggiatori sono indagati a piede libero.

Giulio Gavino ripercorre le tappe investigative sul Secolo XIX:

Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi dal gip del tribunale di Cuneo a fronte di un precedente colpo, sempre da 300 mila euro, che era stato messo a segno a Savigliano. Di qui la competenza territoriale e l’articolata collaborazione tra il comando sanremese e quello piemontese.

Quella che ruotava intorno a Notarbartolo era una banda ben organizzata, che conosceva e studiava le sue vittime e il territorio dove operare. Non a caso al rappresentante di gioielli derubato a Sanremo i ladri avevano sistemato un rilevatore Gps sotto l’auto. Un sistema efficace per conoscere i suoi movimenti e non perderlo mai di vista. Ma quel 23 febbraio qualcosa era andato storto. I malviventi avevano scassinato la Mercedes con i gioielli (parcheggiata davanti al casinò) ma dopo una ventina di metri il dispositivo anti-rapina della vettura l’aveva bloccata. Così uno dei ladri, sulla sua Golf, aveva iniziato a spingere la berlina fino a quando si era rimessa in moto.

E il lavoro certosino degli uomini del capitano De Alescandris con i filmati di quel giorno ha consentito di cogliere quel momento e di focalizzare di conseguenza i protagonisti del colpo passando da una telecamera e l’altra (altro errore, avevano usato le auto di loro proprietà). La fuga da corso Imperatrice, la sosta sul piazzale Dappporto, fino ad arrivare nel box di un condominio privato in corso Orazio Raimondo dove avevano prelevato la valigetta con i gioielli nascosta dentro uno scomparto segreto della Mercedes. Pedinamenti e intercettazioni telefoniche hanno consentito di mettere insieme le tessere del mosaico e di risalire a ruoli e responsabilità all’interno della banda composta da pregiudicati.


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