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Guidi, Lupi, Bossi… tutti i politici inguaiati dai parenti

ROMA – Padri, figli, mogli, fidanzate e persino amici di famiglia. E’ lunghissimo l’elenco dei politici finiti sotto inchiesta per questioni di parentela. L’ex ministro Federica Guidi, dimissioni ieri per l’intercettazione sull’emendamento Eni, è solo l’ultimo caso. Guidi parlava con il suo compagno Gianluca Gemelli annunciandogli il via libera a un emendamento alla legge di Stabilità che andava incontro ai suoi interessi imprenditoriali. E per questo ha lasciato il suo incarico al Governo. Non va sempre così: ministri e onorevoli spesso al loro posto restano, ma con macchia finché sentenze troppo spesso tardive arrivano a ratificare condanna o a restituire patente di onestà e incorruttibilità.

Per restare a questo governo basti pensare ai problemi di Maria Elena Boschi con il padre ex consigliere di amministrazione di Banca Etruria e ai fastidi giudiziari del padre del presidente del Consiglio Matteo Renzi. E come dimenticare il Rolex al figlio che è costato il posto a Maurizio Lupi? Se si torna indietro nel tempo, poi, l’elenco si fa lunghissimo:  le vicessitudini di Umberto Bossi con figlio Renzo, i problemi di Clemente Mastella con la moglie Sandra Lonardo…

Un elenco abbastanza completo lo fa, per La Stampa, Mattia Feltri, in un pezzo che già dal titolo ricorda: “Parenti, serpenti”.

Il catalogo di ministri e segretari e fino ai capicorrente inguaiati dai familiari comincia a farsi impegnativo, specie in questo governo che già ha perso Maurizio Lupi per un Rolex e un abito su misura promessi al primogenito da indagati poi ampiamente prosciolti.

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ma anche l’esecutivo precedente ha avuto le sue controversie domestiche: Nunzia De Girolamo si è dimessa da ministro dell’Agricoltura per la conduzione della Asl di Benevento, comprensiva di gestione del bar del Fatebenefratelli ottenuta da zio Franco, e Annamaria Cancellieri ha lasciato il ministero dell’Interno in seguito a una telefonata con mamma Ligresti, cara amica, a cui prometteva un’interessamento per la figlia Ligresti, appena arrestata, quando l’intera famiglia Ligresti era stata datrice di lavoro in Fondiaria Sai di Piergiorgio Peluso, a sua volta figlio della ministra.

E fin qui parrebbero sciocchezze se paragonate alla caduta del governo di Romano Prodi, nel 2008, in ragione dell’arresto per tentata concussione di Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella ministro della Giustizia. Altre indagini finite in fumi vari (e vari proscioglimenti), ma la rabbia di Mastella era soprattutto contro il collega Antonio Di Pietro che, affine alla magistratura, diciamo così, picchiava su questioni morali e altre consuetudini.

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Livello al quale si è conclusa, in Lombardia, la carriera di Renzo Bossi che ha contribuito al tramonto del padre con la presentazione di estrosi rimborsi spese: bibite, gomme da masticare, sigarette, patatine e – genio! – una macchinetta per individuare gli autovelox. Ma il capolavoro inarrivabile è di Gianfranco Fini che mollò la consorte Daniela Di Sotto per certi casini combinati nella sanità laziale; poi si fidanzò con Elisabetta Tulliani, la quale Elisabetta ha un fratello, Giancarlo, che sognava una casa a Montecarlo…