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Immigrati, se li ospiti ti pagano. Bologna 300€, Milano 350

MILANO – Un rimborso da 350 euro a chi ospita gli immigrati a Milano. Un rimborso generoso, dato che negli altri Comuni a chi ospita un profugo viene dato un rimborso da 300 euro. Questo ad esempio il rimborso che il Comune di Bologna offrirà ai buoni samaritani per ospitare nella propria casa gli immigrati, rispondendo così all’appello lanciato da Papa Francesco.

Carlo Valentini su Italia Oggi spiega che per chi decida di ospitare i profughi, trasformando la propria casa in una specie di bed and breakfast, basterà compilare un modulo online:

“Spiega l’asre comunale (prodiana) al Welfare, Amelia Frascaroli: «Attraverso un portale (www.progettovesta.com) è possibile inviare la propria candidatura, che verrà presa in carico da uno staff di esperti: operatori specializzati nell’accoglienza, assistenti sociali e psicologi. È quindi prevista una formazione, al termine della quale partirà il periodo di ospitalità, che può durare da sei a nove mesi. Gli esperti offriranno un supporto ai cittadini ospitanti e si faranno carico degli aspetti burocratici, amministrativi, legali, garantendo lo svolgimento dell’esperienza in grande sicurezza».

Già decine di bolognesi, appena annunciato il progetto, si sono offerti di ospitare un immigrato. Il Comune promette di ridurre al minimo le pratiche burocratiche in modo che i 300 euro mensili, considerati un rimborso spese, siano elargiti appena il rifugiato varca la soglia di casa.

Al termine dei nove mesi non sono previste (per ora) proroghe e chi non sarà riuscito a crearsi un percorso di vita autonomo e indipendente entrerà nel sistema Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), previsto dal ministero degli Interni per l’inserimento dei profughi nelle associazioni che richiedono volontari.

È scritto nell’ultimo bando che: «il contributo per l’accoglienza ammonta a 45 euro pro/die pro/capite e può essere incrementato fino a un massimo del 20% per contribuire alle spese per l’integrazione. Gli Enti locali sono tenuti a contribuire, a titolo di cofinanziamento, in misura non inferiore al 20% del costo complessivo della singola proposta progettuale».

A Bologna sono più tirchi che a Milano. Infatti anche il sindaco Giuliano Pisapia ha emanato un bando per incentivare l’accoglienza in famiglia degli immigrati, dando un contributo di 350 euro se si ospita una persona, 400 se più persone. Spiega l’asre comunale milanese al Welfare, Pierfrancesco Majorino: «Questa forma di rimborsi, si configura come una forma assolutamente vantaggiosa rispetto ad altre sul piano dei costi. Ovviamente la destra e la Lega gridano allo scandalo. Invece noi ne siamo orgogliosi».

In effetti sia a Milano che a Bologna la Lega è scesa in trincea. «Roba da matti- commenta Matteo Salvini, leader della Lega. -Vergogna, questo è razzismo nei confronti degli italiani in difficoltà».

Aggiunge Gi Meloni, presidente di Fratelli d’Italia e candidata-sindaco a Roma: «Farò una denuncia in tribunale. L’articolo 42 del Testo unico sull’immigrazione del 1998 e sulla parità di trattamento e diritti sociali vieta a un’amministrazione pubblica di discriminare gli immigrati rispetto ai cittadini italiani nell’accesso ai servizi sociali, allo stesso modo però un’amministrazione pubblica non può adottare provvedimenti che prevedono servizi sociali solo per gli immigrati ed escludano gli italiani».

Taglia corto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «Ben vengano tutte le iniziative che favoriscono l’accoglienza». Il suo ministero finanzia Sprar con 180 milioni l’anno. A Ferrara, per esempio, hanno già presentato il preventivo 2016: sono 88 gli stranieri che frequentano corsi professionali e vengono assistiti, con una spesa di un milione di euro, totalmente a carico del ministero.

I contributi alle famiglie ospitanti è una via italiana all’accoglienza dei profughi. In attesa che l’Europa si svegli. Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, dopo avere litigato ferocemente con Matteo Renzi sulla flessibilità, ora flirta con lui sull’immigrazione. Juncker, «è contento» della proposta di Renzi di un Piano Marshall per l’Africa attraverso gli eurobond, lo ha detto il portavoce dell’esecutivo comunitario, Margritis Schinas. Se la Germania, cautamente, ha già rispedito al mittente l’idea italiana, Juncker ha invece mostrato interesse e disponibilità a discuterne.

Del resto il tema dell’immigrazione è ormai per la tenuta dell’Europa un banco di prova più arduo di quello dei bilanci pubblici a pareggio. La clamorosa mancanza di una politica europea sull’immigrazione, nonostante da molti anni i barconi continuino a trasportare clandestini, è la cartina di tornasole del fallimento dell’amalgama tra i Paesi membri, ognuno dei quali coltiva il proprio egoismo anziché lavorare per una soluzione condivisa.

Peccato che Matteo Renzi non abbia accompagnato la proposta del Piano Marshall con la richiesta di avviare la costituzione di un esercito comune (con sensibili risparmi per tutti e maggiore efficienza) e di una polizia comune alle frontiere del Continente. Un pacchetto così articolato avrebbe dato più forza all’iniziativa italiana.

Intanto si preannunciano per l’estate sbarchi massicci e ci si mettono anche i giornali tedeschi a enfatizzare il pericolo di attentati sulle spiagge italiane, magari realizzati da immigrati nascosti nei barconi.

Per quanto riguarda l’Italia, forse andrebbe razionalizzata tutta la materia. Per esempio non è facile calcolare quanto costa complessivamente l’assistenza all’immigrazione poiché si sommano finanziamenti di varia natura. Il dato più attendibile indica una spesa di 3,178 milioni al giorno, circa 1,1 miliardi l’anno.

Commenta Fiorella Rathaus, direttrice del Cir, Consiglio italiano per i rifugiati, organizzazione umanitaria indipendente: «A confronto con altri Stati, in primo luogo la Germania, che nel 2016 investirà per l’integrazione ben 25 miliardi di euro, le cifre italiane rimangono piuttosto limitate. La Germania investe ben un miliardo nell’insegnamento della lingua tedesca ai rifugiati, canale privilegiato di integrazione nel Paese in cui si è ospitati. È la stessa cifra che l’Italia invece spende per tutta la gestione dell’accoglienza, Inoltre il 78% della spesa viene destinato a strutture temporanee come Cara, Cie e Cas, quindi a una gestione ancora molto emergenziale del fenomeno migratorio».

Quella dell’accoglienza è diventata una struttura complessa e non sempre limpida, come ha rilevato l’inchiesta giudiziaria Mafia Capitale. Tante persone vi lavorano: dipendenti dei centri, mediatori culturali, insegnanti di lingua, operatori sociali, chi si occupa del servizio mensa o delle pulizie, e così via.

Sembra una contraddizione ma l’immigrazione crea lavoro. Così come, secondo Roberto Garofoli, capo di gabinetto del ministero dell’Economia, essa contribuisce al welfare degli italiani. Secondo i suoi calcoli lo scorso anno gli extracomunitari hanno versato contributi per circa 8 miliardi di euro, a fronte di prestazioni pensionistiche di 642 milioni e non pensionistiche di 2,4 miliardi. Il saldo positivo risulta quindi essere poco meno di 5 miliardi. Se calcoliamo anche il costo dell’accoglienza (1,1 miliardi) scendiamo a meno di 4 miliardi. Si tratta pur sempre di una voce positiva e che rimarrà tale pure se altri Comuni seguiranno l’esempio di Bologna e Milano e invieranno i rifugiati (dietro compenso) nelle case dei cittadini bendisposti”.


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