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Iva, Ue lancia riforma per combattere evasione fiscale

ROMA – Per combattere l’evasione fiscale l’Unione Europea sta studiando una riforma dell’Iva. L’idea è di far entrare nelle casse degli Stati membri fino a 170 miliardi di euro in più l’anno. La Commissione europea darà la possibilità ai singoli Stati di tagliare o azzerare l’aliquota su alcuni beni di prima necessità, ma l’obiettivo è comunque di mantenere una aliquota minima dell’Iva del 5%.

A spiegare la riforma è Marco Zatterin, corrispondente da Bruxelles de La Stampa, che ha visto il testo della comunicazione preparato dal commissario europeo Pier Moscovici che andrà al voto in Commissione Ue:

“Oggi, una società belga vende un prodotto ad una italiana in esenzione di imposta, come prevedono le regole sul commercio transfrontaliero. Questo passeggio consente alle aziende desiderose di far sparire l’imposta. Nel nuovo sistema anche le cessioni da un Paese all’altro saranno oggetto di Iva, in modo che il percorso fiscale sia tracciabile in permanenza. L’intenzione della Commissione è quella di mantenere una aliquota minima per ogni Paese al 15%. Il resto delle regole – che sovrintendono un gettito che vale quasi un trilioni di euro, cioè il 7% del Pil comunitario – saranno semplificate e modernizzate. C’è anche il disegno di affrontare il nodo delle aliquote differenti per i prodotti simili, ad esempio i libri di carta e quelli digitali perché «non riflettono le realtà d’oggi». Qui entra in gioco l’imposta ridotta, che non deve andare sotto il 5%.

Attualmente esistono elenchi precisi per i beni assoggettabili alla tassazione più contenuta, generi sui quali c’è stata spesso battaglia. Si ricorda quella per la cosiddetta tassa sugli assorbenti femminili che nel Regno Unito, e poi anche in Italia, si voleva eliminare. Nel nuovo contesto disegnato dalla Commissione ogni Paese potrebbe scegliere su quali prodotti applicare l’imposta ridotta o addirittura annullata, previo il consenso dei partner europei e il rispetto di un elenco di beni proibiti che si immaginano «di lusso». Varrebbe anche la regola che se uno Stato ha l’aliquota ridotta su un particolare genere, allora gli altri possono automaticamente adottarla. Sarebbe il caso dei Tampax irlandesi che non pagano imposta e che potrebbero essere apripista per una liberalizzazione generalizzata, sebbene non priva di costi per i ministri delle Finanze.

Il pacchetto della Commissione punta anche a semplificare gli adempimenti che rappresentano un costo competitivo rilevante. Per questo Bruxelles immagina che, nel nuovo sistema, tutti i commerciati transfrontalieri avranno modo di chiudere i loro dossier Iva attraverso un portale Internet costruito dal loro sistema fiscale. Lo stesso portale permetterà di raccogliere l’Iva nel Paese dove avviene la vendita e trasferirla laddove le merci sono consumate. I testi legislativi saranno proposti nel giro di un anno abbondante. Entrata in vigore della rivoluzione Iva a partire da fine 2018. O almeno così sperano a Bruxelles”.


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