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La Francia “dichiarò guerra” all’Italia: le rivelazioni delle mail di Clinton

PARIGI – Dichiarando guerra alla Libia nel 2011 e uccidendo Muhammar Gheddafi la Francia “dichiarò guerra all’Italia”: la conferma di questa tesi, sostenuta in un articolo a firma di Mauro Bottarelli su Italia Oggi, sarebbe contenuta in una email inviata dal funzionario americano Sidney Bluementhal all’allora segretario di Stato americano Hillary Clinton. 

In particolare l’attacco francese deciso dall’allora presidente Nicolas Sarkozy avrebbe motivazioni economiche e politiche, e sarebbe stato dettato dalla volontà di indebolire il forte legame di Gheddafi con l’ex premier Silvio Berlusconi e ristabilire il potere francese in Nord Africa.

Scrive Bottarelli:

Devo fare i complimenti a Scenari economici per aver scoperto un qualcosa che, se fossimo ancora un paese con un minimo di orgoglio e senso della sovranità, dovrebbe portare immediatamente alla convocazione dell’ambasciatore francese e a un netto irrigidimento dei rapporti con Parigi. Mi riferisco alle vere ragioni dell’attacco a Gheddafi del 2011 da parte di Sarkozy e Blair e della Nato, al fianco di una titubante ma obbediente Italia, attacco militare che portò alla morte del dittatore libico e all’attuale caos alle porte di casa nostra. Un qualcosa che completa il quadro del golpe internazionale ordito contro l’Italia e permesso dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

La prima fase è nota a tutti: Deutsche Bank, nella primavera del 2011, scarica 9 miliardi di titoli di Stato italiani, rendendo nota la decisione all’inizio dell’estate e premurandosi di far sapere ai mercati che, contemporaneamente, sta coprendosi dal rischio Paese italico comprando credit default swaps. Comincia la danza dello spread, la Bce invia la sua bella letterina e, magia, a novembre Silvio Berlusconi si dimette, aprendo la strada al governo Monti e alla sua agenda dettata da Bruxelles. Ma, in contemporanea c’è stato dell’altro e lo si trova in alcune delle 3mila e-mail di Hillary Clinton, all’epoca segretario di Stato Usa, rese note proprio dal Dipartimento di Stato lo scorso 31 dicembre su ordine di un tribunale federale.

Bene, da quella corrispondenza si delinea con chiarezza il quadro geopolitico ed economico che portò la Francia e il Regno Unito alla decisione di rovesciare un regime stabile e amico dell’Italia, grazie al rapporto personale tra Berlusconi e Gheddafi: due terzi delle concessioni petrolifere nel 2011 erano dell’Eni, azienda che aveva investito somme considerevoli in infrastrutture e impianti di estrazione trattamento e stoccaggio. Attraverso la mail UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 Date: 12/31/2015 inviata il 2 aprile 2011 da  funzionario Sidney Bluementhal (…) scopriamo i retroscena dell’intervento franco-inglese.

Primo, la Francia ha chiari interessi economici per l’attacco alla Libia, tanto che il governo francese ha organizzato le fazioni anti-Gheddafi alimentando inizialmente i capi golpisti con armi, denaro, addestratori delle milizie (anche quelle sospette di legami con Al-Qaeda), intelligence e forze speciali al suolo.

Secondo, le motivazioni dell’azione di Sarkozy sono soprattutto economiche e geopolitiche, e il funzionario Usa le riassume in 5 punti: il desiderio di Sarkozy di ottenere una quota maggiore della produzione di petrolio della Libia; l’aumento dell‘influenza della Francia in Nord Africa; il miglioramento della posizione politica interna di Sarkozy; offrire ai militari un’opportunità per riaffermare la posizione di potenza mondiale della Francia; infine, rispondere alla preoccupazione dei suoi consiglieri circa i piani di Gheddafi finalizzati a soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa francofona. Insomma, neo-colonialismo della peggior specie tutto a danno dell’Italia e dei suoi interessi strategici.

Ma non basta, perché il piano di Sarkozy era ancora più preciso e la motivazione principale dell’attacco militare francese fu il progetto di Gheddafi di soppiantare il franco francese africano (Cfa) con una nuova valuta pan-africana, un qualcosa che avrebbe avuto un valore simbolico e formale pari all’abbandono della parità aurea del dollaro.

(…) Quindi, la preoccupazione principale da parte francese è che la Libia porti il Nord Africa all’indipendenza economica con la nuova valuta pan-africana, un rischio tale che l’intelligence transalpina scoprì un piano libico per competere col franco Cfa subito dopo l’inizio della ribellione, spingendo Sarkozy a entrare in guerra direttamente e bloccare Gheddafi con l’azione militare. Puro interesse particolare della Francia, per il quale non solo ora scontiamo il caos libico e le infiltrazioni dell’Isis, ma patiamo anche un’invasione di clandestini che partono dalle coste libiche ormai in mano a bande e tribù.

All’epoca si parlò di dottrina del Responsibility to Protect (R2P) come motivazione per l’intervento, ma, a detta di Blumenthal, si trattò solo di uno schermo per coprire la vera motivazione dell’attacco a Gheddafi: l’oro delle sue riserve e gli interessi economici francesi in Africa. (…)

Se esistesse ancora la politica in Italia quella mail di Bluementhal dovrebbe finire all’attenzione del Parlamento e dell’ambasciata francese a Roma, dovrebbe avere delle risposte chiare e precise in tempi brevi, altrimenti addio alle relazioni diplomatiche con Parigi. Parliamoci chiaro: Francia e Germania nel 2011 ci hanno dichiarato guerra, la prima orchestrando l’attacco alla Libia e la seconda schiantandoci a livello finanziario e di rischio paese. Sono paesi dell’Ue e della Nato, quindi dovrebbero rendere conto del loro operato e pagarne il prezzo: dov’è l’orgoglio dell’Italia?Abbiamo forse paura di gente come Sarkozy, il quale ora punta all’Eliseo e quasi certamente la spunterà, visto che i francesi di fronte al «pericolo» Le Pen sono pronti a votare anche un cartonato o un serial killer?

È ovvio, poi, che dietro la scelta francese ci siano stati gli Usa e Hillary Clinton, la quale ora si appresta a diventare il primo presidente donna degli Usa, roba da Wwf. Quando cominceremo a chiedere conto ai nostri presunti alleati delle loro azioni contro di noi e i nostri interessi nazionali? C’è qualcuno, qualunque sia il suo partito, che porterà il caso di quella mail all’attenzione del Parlamento?


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