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La Rocca delle Caminate, l’ex Casa del Fascio diventerà un museo sul fascismo

ROMA – Nei prossimi giorni il ministro Graziano Delrio inaugurerà la restaurata Rocca delle Caminate a Predappio. La Rocca delle Caminate – come racconta Carlo Valentini di Italia Oggi – sulle prime colline fra Forlì, Predappio e Meldola, fu realizzata su ruderi medioevali fra il 1924 e il 1927, dopo una colletta fra i fascisti di Forlì e Ravenna e regalata a Benito Mussolini, che ne fece la sua residenza ufficiale in Romagna. Sulla torre fu montato un faro che proiettava, per segnalare la presenza del duce, un fascio tricolore visibile a oltre 60 chilometri di distanza”.

Che il restauro sia stato fatto con emotiva partecipazione non vi è dubbio a sentire uno degli studiosi della Rocca, l’architetto Fabio Rossi: “La Rocca resuscitata è meraviglia, gioia, incredulità. Ma se mi fermo, sento farsi strada qualcosa d’altro: la soddisfazione, vivaddio, che un altro edificio storico sia stato recuperato, che non sia stato abbandonato. Più che a ogni altra cosa, il mio pensiero va a un protagonista della storia recente, a Benito Mussolini, che fra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta aveva eletto questo luogo a dimora estiva. Camminando lungo i corridoi della residenza e visitando le ampie stanze, nel rimbombo dei miei passi è stato pressoché impossibile non pensare a quest’uomo che si riconosceva in un duce e che qui ha passato le sue giornate, qui ha indetto feste, qui ha tenuto incontri politici e ha preso importanti decisioni. Come dimenticare quel mezzobusto, quella testa, quella postura impettita?”. Aggiunge Rossi: “Terminata la guerra la Rocca fu saccheggiata alla ricerca del tesoro nascosto del duce e gran parte degli ambienti furono devastati e deturpati in maniera irrecuperabile. Ancora oggi, vedendo le immagini degli interni e degli esterni prima dei lavori, giunge a me un sentimento di grande amarezza e tristezza”.

Dice il sindaco di Predappio, Giorgio Frassineti (Pd): “Non si può far gestire la storia del fascismo e di Mussolini ai negozianti. L’unica possibilità che ha Predappio per uscire dalle mani di chi oggi la costringe ad avere questa immagine è la cultura”. Conferma Massimo Mezzetti, asre regionale alla Cultura: “Si tratta di un progetto storico-culturale che farà dell’ex Casa del Fascio un centro di studi internazionali sul fascismo e contro tutti i totalitarismi. L’idea è di partire laddove simbolicamente il fascismo è nato, per studiarne l’evoluzione fino ai nostri giorni, in cui drammaticamente si sta riproponendo in nuove forme sullo scenario europeo. Nulla di statico o peggio ancora di rievocazione nostalgica, ma una realtà viva contro tutte le forme di dittatura, di ieri e di oggi. Altrimenti non si sarebbe nemmeno cominciato a discuterne”. Ma lo storico Carlo Ginzburg ipotizza che il sì del governo e della Regione al museo abbia “il marchio del progetto politico renziano del partito della nazione”.


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