Blitz quotidiano
powered by aruba

Ladri di Parmigiano: rubate 15mila forme per 6mln di euro

ROMA – Prima vanno a fare sopralluoghi, scelgono i magazzini più isolati e infine di notte vanno a fare razzie. Sono i predatori di parmigiano che da alcuni anni saccheggiano i caseifici emiliani. In tutto, spiega Riccardo Deserti del Consorzio del Parmigiano Reggiano al quotidiano la Stampa, sono state rubate più di 15mila forme per un valore complessivo di oltre 6 milioni di euro. L’ultimo colpo alla Latteria Sociale Agricoltori di Roncocesi, nelle campagne della provincia di Reggio. Un bottino di 150 forme, che ammontano a circa 45 mila euro: una forma in media costa tra i 400 e i 500 euro.

Scrive Franco Giubilei sulla Stampa:

Al caseificio di Roncocesi è già la seconda volta in un anno che capita, ma c’è chi è stato depredato anche cinque volte. Il risultato è che negli ultimi due anni i furti si sono trasformati in una piaga diffusa, che il direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Riccardo Deserti, riassume così: «In tutto sono state rubate più di 15 mila forme, con un danno complessivo di oltre 6 milioni di euro, dato che mediamente una forma vale fra i 400 e i 450 euro. Il vero punto debole è che si tratta di una produzione artigianale, con 350 caseifici sparsi fra il Parmense, il Modenese, il Reggiano e parti del Bolognese e del Mantovano: essendo aziende di piccole dimensioni, spesso non sono munite di sistemi d’allarme o antifurto particolarmente evoluti».

E così i predatori di formaggio pregiato fanno festa, alimentando un fenomeno che, spiegano al comando dei Carabinieri di Reggio, ha cominciato a manifestarsi cinque-sei anni fa per acuirsi nel 2014 e nel 2015. Di recente poi gli interventi delle forze dell’ordine si sono intensificati e diversi colpi sono stati sventati, mentre l’arresto di una «batteria» formata da sei pugliesi e un albanese, due anni fa, ha indicato agli inquirenti alcune vie battute dalla mala dei caseifici per piazzare la merce sottratta: il Sud d’Italia e, si presume, l’Est europeo. «Alcuni elementi lasciano supporre che la tratta porti verso il Mezzogiorno», conferma un inquirente. Ma per ricettare un prodotto così tutelato servono precauzioni speciali: «Finché rimane in forma intera è sicuramente rintracciabile, perché ogni forma ha una placca di caseina che la identifica, dunque i ladri devono tagliarlo a pezzi – spiega Deserti -. Impossibile che finisca nella grande distribuzione: è più facile far perdere le tracce del prodotto nei mercati rionali del nostro meridione, dove questa vendita al dettaglio è ancora diffusa, oppure nell’Europa dell’Est, dove non ci sono molti canali di distribuzione organizzata».

Le bande sanno bene dove colpire, andando a prelevare preferibilmente il formaggio stagionato almeno 24 mesi, forme da oltre 40 chili che valgono tanto oro quanto pesano: «È un sistema ben organizzato e pericoloso che prende di mira zone isolate soprattutto nei periodi di Natale e Pasqua, quando la richiesta di parmigiano sul mercato è più alta».

Per arginare il fenomeno, oltre ai passaggi più frequenti delle pattuglie in orario notturno e ai maggiori controlli su camion e furgoni, sono partite anche campagne di prevenzione rivolte ai casari, come le lezioni di sicurezza avviate dai carabinieri del comando provinciale: si raccomanda l’installazione di sistemi d’allarme, si invita a fare attenzione allo stato delle inferriate, che spesso vengono segate in anticipo dai ladri, così come all’orientamento corretto delle telecamere (almeno dove sono state montate, n.d.r.).

Il 5 aprile, in collaborazione con Coldiretti, a Reggio ci sarà un convegno in tema di sicurezza proprio su questi problemi. In prefettura tirano le somme di una questione delicata: «Abbiamo riunito due volte il comitato per l’ordine e la sicurezza con tutte le forze di polizia del territorio. Ci risulta un calo dei furti negli ultimi mesi, ma il numero delle forme rubate resta costante, dunque le sottrazioni sono più consistenti. Il problema è che i caseifici sono troppo facilmente accessibili».