Blitz quotidiano
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Luigi Momo, campagna elettorale da 300mila€ pagata con…assegni scoperti

TORINO – Luigi Momo si era candidato in lista con i Moderati per Fassino alle elezioni comunali di Torino. Una campagna elettorale fatta anche di regali, tra cene e vestiti, che gli è costata 300mila euro e si è ritrovato con meno di 100 voti. Ma soprattutto ha pagato la costosa campagna elettorale con assegni che sarebbero risultati scoperti e che sono stati bloccati dalle banche e così per Momo, ex alto dirigente della Regione Piemonte e presidente del Consorzio Riso Vercellese, si trova nei guai.

Come Achille Lauro negli anni Cinquanta regalava una scarpa agli elettori prima del voto e una alla sua elezione a sindaco di Napoli, Massimo Numa su La Stampa scrive che Luigi Momo deve aver pensato di seguire l’esempio di Lauro ma si è ritrovato senza elezione in comune e con 300mila euro di assegni scoperti, e altrettanti di debiti:

“Sarebbero svaporati inutilmente (i conti sono ancora incompleti) qualcosa come 300 mila euro ma gli assegni con cui l’ingegnere aveva pagato cene elettorali nei più lussuosi e modaioli locali del centro e l’intera campagna sono stati bloccati dalle banche; «impagato» anche quello usato per saldare una sterminata fattura di un negozio di abiti superfirmati, circa 15 mila euro; nei guai anche società editoriali che hanno pubblicato foto e slogan.

Adesso la storia degli assegni (presunti) scoperti è già nelle mani degli avvocati. Momo, che non risponde da giorni al telefono ai suoi creditori ogni ora che passa sempre più nervosi, s’è rivolto a un avvocato di fiducia, Stefano Caniglia, noto per essere il legale che difende la famiglia di Gloria Rosboch, che fu vittima però di una truffa e dopo uccisa. Caniglia va scrivendo e già inviando una serie di mail appunto ai creditori, con l’idea di aprire una trattativa «bonaria», com’è nel suo stile. Il titolare dell’outlet svuotato da Momo, con tanto di selfie finali, e dai suoi sostenitori, compreso un giornalista del suo staff, dai capi più costosi, s’è rivolto all’avvocato Pierfranco Bertolino.

Momo ha però scritto, via whatsapp, al commerciante: «Virgilio nella Divina Commedia, al giro dei senza bandiera, ha detto a Dante: “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. Così io faccio e farò nei confronti di coloro a cui non frega niente delle persone che si mettono a disposizione! Cosa fatta capo ha! Termino così la mia esperienza non troppo edificante». Va bene, ma l’assegno impagato? «Pagherò. Mi comporto così perchè sono molto inc… Penso però che fra pochi dovrò rinsavire. Ciao!». I debiti più rilevanti, una volta rinsavito, l’ingegnere dovrà saldarlo tra l’altro con il ristorante Gerla di Torino e con Il Bastimento di via Della Rocca. Poi ci sono oltre 70 mila euro per pagare la pubblicità sui media. Lui aveva promesso una rateazione in due tranche da 35 mila ma il primo assegno giace inesigibile in banca.

Chi fu presente all’apericena del Gerla era rimasto abbagliato dalla folla plaudente, dalla sfilata di vip abbraccianti e bacianti, dai numeri uno delle liberi professioni, con mogli e amiche al seguito, intenti ad assaltare i buffet e le cantine. Domani, di questa vicenda, se ne occuperà la Procura, non appena inizieranno a piovere le querele. A meno che l’ingegnere, con qualche manovra all’ultimo minuto, non riesca a tacitare in qualche modo i creditori. Tuttora in fiduciosa attesa”.


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