Blitz quotidiano
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Mago liste tarocche: candidati assonanti, firme morti…

TORINO – Da quindici anni crea liste fantasma e recluta candidati quasi omonimi dei favoriti. Raccoglie firme al mercato, alle sagre, negli stadi, spacciandole per petizioni ambientaliste o istanze di buon senso: firma contro la vivisezione, il Canone Rai, le Strisce Blu. E se non basta, fa firmare anche i morti. Lui è Renzo Rabellino, torinese, secondo il quotidiano la Stampa è il mago delle liste elettorali civetta: riesce a vivere di politica senza averla mai neanche fatta. Col suo sistema sarebbe riuscito a farsi eleggere consigliere comunale in tre città, contemporaneamente: a Osasco, Massello e Cissone. Ma è stato capace anche di candidarsi premier sotto il simbolo “Grilli parlanti”, capolista un tale Grillo Giuseppe detto Beppe, seguito da Barlusconi Pericle.

Tra le liste tarocche inventate da Rabellino, vale la pena ricordare: No Euro, Lista del Grillo, Lega Padania Piemont, Amici a 4 zampe. E ancora: Immigranti Basta, Commertianti Artigiani Uniti, ecc.

Giuseppe Salvaggiulo sul quotidiano la Stampa elenca tutti gli stratagemmi adottati dal professionista delle liste tarocche:

Alle comunali del 2001 affina la dottrina. Rifiutato dal candidato sindaco di centrodestra Roberto Rosso, presenta una lista Rosso capeggiata da un omonimo scovato nell’elenco telefonico di Milano. L’omonimia vale 13 mila voti. Con il logo «No Euro» si lancia nel palcoscenico nazionale. Lo accantona nel 2008, quando coglie prima dei partitoni il fenomeno Grillo e si candida premier col simbolo «Grilli parlanti». Capolista tal Grillo Giuseppe detto Beppe, seguito dal signor BArlusconi Pericle. Sul web si trova ancora una memorabile tribuna politica Rai, degna di Ionesco.

I rimborsi  

Il suo capolavoro sono le elezioni provinciali del 2009, quando raccoglie 38 mila voti e si fa eleggere solo con liste-clone: da Lega Padana a Lista Granata, da Verdi-Verdi a Grillo Parlante. Vive a Torino, ma partecipa alle elezioni a Sambuco, ultimo borgo piemontese prima del confine francese, dove nessuno vuole candidarsi.

Solo 5 abitanti su 99 vanno alle urne, ma tanto basta per farsi nominare vicesindaco e soprattutto prendere la residenza, totalizzando così il massimo rimborso chilometrico: 120 euro per ogni giorno di presenza in Provincia. Dove si autonomina capogruppo di se stesso, si divide tra cinque commissioni e non salta una seduta (e un gettone di presenza), «ma in cinque anni parla un paio di volte», ricorda un collega che chiede l’anonimato «non per paura, ma per pietà».

Altrettanto fanno la moglie Lucia e l’unico figlio Marco, residenti a Sambuco e consiglieri di circoscrizione a Torino. I colleghi calcolavano che insieme racimolassero 5-6 mila euro al mese tra rimborsi e compensi». In cinque anni solo dalla Provincia 120 mila euro; dalle circoscrizioni circa 60 mila. Rimborsi auto esentasse e gettoni di presenza tassati al 23%. Meglio di un paradiso fiscale.

L’apoteosi  

Non c’è elezione in cui Rabellino non si sia sbizzarrito in omonimie e assonanze, arruolando carneadi come Franco Buttiglione (il centrodestra candidava il filosofo Rocco), Domenico Coppola (contro il berlusconiano Michele), Nadia Incoronata Cota, moglie di un bracciante arruolata a San Severo di Puglia per infastidire il leghista Roberto, supportata da liste tipo Giovani Under 30 e No Nucleare No Tav.

Apoteosi finita in una condanna a due anni e 10 mesi di carcere per firme false. Ci sarebbe anche l’interdizione dai pubblici uffici, ma solo dopo la sentenza definitiva. A sei anni dal reato siamo ancora a quella di primo grado, dunque in assenza di riprovazione morale lo show può continuare. Comunque vada questa puntata (i grillini veri si sono già rivolti a Tar e Procura), la premiata ditta Rabellino non chiuderà.

E forse il problema di questa storia che evoca Pirandello e Monicelli non è Rabellino in sé, ma il Rabellino che è in noi.