Rassegna Stampa

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “L’audace colpo dei soliti noti”

L’audace colpo dei soliti noti

La prima pagina del Fatto Quotidiano del 9 maggio

ROMA – “L’audace colpo dei soliti noti”, questo il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano del 9 maggio:

Adispetto dei disfattisti, dei rosiconi e dei gufi sempre pronti a denigrare l’Italia, la doppia retata di ieri ha portato un sacco di buone notizie.

1) Il Paese è più unito che mai, da Milano a Reggio Calabria, attorno all’unica industria che ancora tira: il crimine, più o meno organizzato.

2) Con buona pace delle malelingue, sempre pronte a denunciare i gravi ritardi di Expo 2015, le tangenti e gli appalti truccati sono addirittura in anticipo, quindi tutto bene: prima o poi si faranno anche i lavori, anche perché chi ha sganciato le mazzette ha il sacrosanto diritto di essere pagato.

3) Non era vero, come sostenevano i giudici calunniatori, che Scajola fosse innocente: semplicemente, era sbagliato il reato.

Mentre tutti si lasciavano distrarre da quei quattro spicci pagati a sua insaputa per la casa con vista Colosseo, lui faceva scappare all’estero un amico condannato per ’ndrangheta. E pensare che B., appena saputo dell’assoluzione, ci era rimasto male e l’aveva levato dalle liste di Forza Italia, in quanto incensurato e dunque impresentabile, per non perdere voti. Neppure Alfano l’aveva voluto nel Ncd, il che è tutto dire. Ora che Sciaboletta è tornato al gabbio, al prossimo giro lo ricandidano di sicuro. A meno che non si faccia di nuovo assolvere, si capisce, rovinandosi irrimediabilmente l’immagine: ci mancherebbe pure che fosse un’altra volta innocente.

A tante buone notizie fa purtroppo da contrappunto una nota stonata: l’endemica mancanza di ricambio nelle classi tangentizie. La solita gerontocrazia non si rassegna alla pensione e continua a monopolizzare il mercato della mazzetta, tarpando le ali a tanti giovani che non vedono l’ora di farsi valere, con tecniche ben più avanzate e innovative. Possibile che, all’alba del 2014, sia ancora tutto in mano agli attempati Scajola, Matacena, Berlusconi, Greganti, Previti, Gianni Letta, Frigerio, Guarischi, Bisignani, Danesi e Grillo (nel senso di Luigi), per citare soltanto alcuni dei nomi usciti dalle carte delle due retate? Questa puzza di déjà vu, questo sferragliare di cateteri, dentiere e cinti erniari, questo eterno ritorno dei revenants non fa bene all’immagine della nuova Italia. Più che la rottamazione e la rivoluzione, viene in mente il triste Vent’anni dopo di Alexandre Dumas, con D’Artagnan e i tre moschettieri invecchiati, imbolsiti e divisi alle prese con Mazarino al posto di Richelieu e di Luigi XIV al posto di Luigi XIII. O, più credibilmente, L’audace colpo dei soliti ignoti, sequel del mitico film di Monicelli, con la banda del buco che torna a colpire con gli stessi, catastrofici risultati. Scajola era finito in galera per la prima volta nel 1983, alla tenera età di 35 anni, per lo scandalo del casinò di Sanremo, e anche allora c’entrava la mafia. Ma nemmeno allora era riuscito a farsi condannare: e ora indovina chi viene a Matacena? Sempre lui, a 66 anni.

Attorno a Expo 2015 si udiva un gran fragore di ganasce fin dal primo giorno, quando Formigoni garantì “massima trasparenza” e piazzò a vigilare sugli appalti il generale Mori e il capitano De Donno, quelli della trattativa con Vito Ciancimino. L’arrivo di Lupi (Compagnia delle opere) e Poletti (coop rosse) nel governo Renzi, ministri rispettivamente delle Infrastrutture e del Lavoro, aiutò a comprendere meglio il tutto. Massimo Guarischi è nato appena nel 1963, ma è un enfant prodige: conobbe per la prima volta le patrie galere già nel 2000. Poi ci tornò nel 2013. Ora non c’è il due senza il tre.

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