Rassegna Stampa

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “La Grande Leggerezza”

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "La Grande Leggerezza"

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “La Grande Leggerezza”

ROMA – “Mentre i nostri sgovernanti – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – cercano di rendere l’Italia famigerata nel mondo con un’altra guerra, tre registi a Cannes riescono a renderla di nuovo famosa con l’arte”.

L’editoriale di Marco Travaglio: Sono – lo sappiamo – Matteo Garrone, Nanni Moretti e Paolo Sorrentino che ieri per ultimo ha presentato il suo nuovo film Youth, la giovinezza. Tutto ciò che c’è da saperne lo scrive, a pagina 14, il nostro Malcom Pagani. Qui invece parliamo della sorpresa che suscita il film. Non per il talento del regista-soggettista-sceneggiatore, né per quello degli attori: quello lo conosciamo fin troppo bene. No, lo stupore nasce di fronte a un regista che – al pari degli altri due – riesce a cavare così tanto da un paese così sfiduciato, rassegnato, ripiegato su se stesso com’è l’Italia. Garrone sogna a occhi aperti nel Racconto dei racconti. Moretti squaderna il dramma di due figli davanti allo spegnersi della madre, riuscendo persino a far ridere, e tanto. Sorrentino dedica alla giovinezza un film sulla vecchiaia, anzi sul Tempo e sulla Leggerezza (“una tentazione irresistibile, ma anche una perversione”), e anche lui, come tutti i grandi cineasti soprattutto italiani, riesce a commuovere col registro del comico e del grottesco.

L’hotel per super-ricchi immerso nelle Alpi diventa una friggitoria e un bollitore di carni flaccide, tette cadenti, trippe sballonzolanti, peni avvizziti ormai pronti per la dipartita, il tutto immerso nelle acque salubri o ricoperto di fanghi curativi e olii da massaggio. Compreso un vecchio Maradona a forma di palla che inscena uno dei tanti film nel film (come l’apparizione di un giovane attore nei panni di uno strano Hitler fallito), fatica a respirare, tira avanti con la bombola dell’ossigeno, ma l’arte del palleggio, quella, non la perde mai. Ed esclusa una Miss Universo che si aggira fra quelle rovine umane con la sua bellezza prorompente al punto da non essere, forse, vera: ma il frutto della fantasia e del desiderio che non muoiono mai. In questo fondale decadente, dove nessuno ride mai, si muovono due elegantissimi ragazzi irresistibili (come la loro dichiarata leggerezza), che invece ridono spesso: Michael Caine, compositore e direttore d’orchestra inglese in pensione; e Harvey Keitel, regista hollywoodiano che invece alla pensione non si rassegna e cerca ispirazione per il suo “film testamento” con una corte di improbabili sceneggiatori. I loro dialoghi, e quelli fra il padre Caine e la figlia Rachel Weisz e fra Keitel e la vecchia cinica feroce diva Jane Fonda, sono gioielli di cinema purissimo (…).

 

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