Rassegna Stampa

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Toh, i 5Stelle”

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Toh, i 5Stelle"

La prima pagina del Fatto Quotidiano

ROMA – “Toh, i 5Stelle” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di martedì 7 aprile.

Ogni tanto i padroni dell’Italia e la stampa e le tv al seguito decidono che i 5Stelle sono morti e si può tornare ai bei tempi del finto bipolarismo, quando destra e sinistra si alternavano al governo, l’una per fare più o meno le stesse cose dell’altra, che intanto fingeva di opporsi. Poi un’elezione, una manifestazione, un sondaggio li riporta alla triste realtà: il M5S è sempre vivo, anzi rimane largamente il secondo partito, l’unico che non perde consensi, anzi ultimamente ne guadagna. E allora fingono di cadere dal pero: “I 5Stelle risalgono a sorpresa”. In effetti è sorprendente che la forza politica più ignorata e massacrata dai media, i quali ne parlano solo per segnalarne gli errori e le divisioni (com’era accaduto solo alla Lega delle origini e a Di Pietro), sia ancora lì sopra il 20%, mentre gli altri (sempre in tv a pavoneggiarsi e a farsi elogiare) calano o franano? La Banda Larga, sotto la regìa di Renzi, sperava di aver trovato in Salvini il caterpillar spazza-Grillo, infatti ne ha fatto per mesi un gigante mediatico, che però s’è già mezzo sgonfiato dopo il pieno di consensi.

L’ultimo sondaggio Ipsos pubblicato da Nando Pagnoncelli sul Corriere è illuminante: il Pd perde 1 punto su febbraio e 5 sulle Europee di maggio 2014; il M5S guadagna l’1,5% su febbraio e 0,2 sulle Europee; la Lega Nord è stabile da tre mesi al 13,7, ma ha più che raddoppiato il dato europeo grazie alla tournée televisiva e cartacea dell’altro Matteo; FI è al 13,5, ferma da gennaio e 3,5 punti sotto il minimo storico delle Europee; in lieve crescita Fratelli d’Italia al 4; fermi i centristi di governo, divisi fra Ncd (2,2) e Udc (2,5), che – se si votasse con l’Italicum e non si unissero – verrebbero aboliti dalla soglia del 3%; Sel è al 3,6%, in calando, priva del valore aggiunto di Tsipras che un anno fa la portò sopra il 4. Fermo restando che i sondaggi hanno un valore indicativo, specie col 35% di astenuti dichiarati, proviamo a spiegarli secondo la nostra opinione.

Pd(R). La luna di miele che ha accompagnato Renzi nei primi mesi del governo, e che spiegava lo storico boom europeo del 40.8% col voto di scambio degli 80 euro, è finita. Il che non toglie che il premier sia ancora molto popolare e che il Pd sia l’unico partito rimasto in piedi, con un elettorato partecipe e molto migliore dei suoi dirigenti. Ma più passa il tempo, più aumenta lo spread fra le promesse di Renzi e la dura realtà dei fatti e dei numeri. È inevitabile, per chi governa, spaccare gli elettori e scontentarne qualcuno. In più gli scandali che screditano i partiti non sono più attribuibili in esclusiva alla vecchia guardia Pd, come Expo e Mose (…)

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