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Martina Levato: “Alexander mi istigava a usare il coltello”

MILANO – Martina Levato in un memoriale dal carcere comincia ad accusare Alexander Boettcher, ex amante e padre di suo figlio che fino a questo momento aveva sempre difeso. La Levato vuole mostrarsi affidabile davanti al Tribunale dei Minori e sta scontando due condanne per un totale di 30 anni di carcere per le aggressioni con l’acido ai danni di Pietro Barbini e per il tentativo di evirazione di Antonio Margarito. “Mi istigava ad usare il coltello”, racconta la Levato agli inquirenti spiegando di essere stata istigata da Boettcher a compiere le aggressioni per porre “rimedio” alla sua gelosia.

Elisabetta Andreis e Gianni Santucci sul Corriere della Sera nell’edizione di Milano scrivono che la coppia definita “diabolica” e ora divisa in due carceri inizia a crollare. La Levato ha sempre difeso Boettcher ma ora ha iniziato a raccontare una storia diversa:

“Il ribaltamento più clamoroso riguarderebbe la sera del 19 maggio 2014, quando Martina si appartò in auto e tentò di evirare Antonio Margarito (difeso dal legale Roberto Parente), col quale aveva avuto un rapporto qualche mese prima. In un percorso giudiziario che va avanti ormai da quasi due anni, la Levato ha sempre sostenuto di aver colpito «per difendersi da un tentativo di violenza ». Ha cristallizzato questo racconto davanti a due organi investigativi (prima la Polizia locale, poi la polizia di Stato) e di fronte a tre diversi giudici. Alla fine è stata condannata sia per l’aggressione, sia per la calunnia. Oggi sosterrebbe invece che sia stato Boettcher ad istigarla a «colpire con il coltello» e poi a predisporre la (falsa) denuncia di tentata violenza .

Il ribaltamento è completo: si passa dalla versione di una reazione estemporanea, di difesa (di cui Alex viene a sapere soltanto dopo), a un progetto di aggressione premeditato insieme all’amante.
Un passaggio simile riguarda anche il lancio con l’acido contro il fotografo Giuliano Carparelli, che si salvò grazie a un ombrello (15 novembre 2014). In tutte le precarie versioni difensive di questi mesi, Boettcher era tenuto fuori dalla scena; mentre ora la ragazza arriverebbe a dire che il suo fidanzato era accecato dalla gelosia, che si sarebbe arrabbiato moltissimo per il fallito agguato e che a tutti i costi volle provare a colpire di nuovo, anche se non sempre era presente nei successivi appostamenti alla ricerca della vittima. Infine sull’aggressione a Stefano Savi, sfregiato con l’acido la notte del primo novembre, la Levato dice di non aver partecipato, ma non se la sentirebbe di garantire che non sia stata opera di Boettcher e del complice Andrea Magnani.

Martina ridimensiona infine il ruolo di quest’ultimo: la coppia Boettcher/Levato ha provato per mesi a scaricare su Magnani tutte le responsabilità; oggi invece il bancario sarebbe soltanto, come lei, vittima di soggezione verso Boettcher (e delle sue minacce).

I giudici del processo contro Alexander (a una o due udienze dal termine) hanno già rifiutato di ascoltare di nuovo la testimonianza di Martina, già interrogata in passato per due intere giornate. La domanda chiave resta: perché questo completo cambio di prospettiva? Da dove nasce questo «ravvedimento» fuori tempo massimo? Bisogna tener presente che Martina è già stata condannata, dunque il suo memoriale non aggiunge nulla alla verità giudiziaria che la riguarda. L’obiettivo potrebbe essere dunque indiretto: accusare l’ex compagno (liberarsene) per costruirsi un profilo di recuperata affidabilità di fronte al Tribunale per i minori, che sta decidendo se dare in adozione il figlio della coppia”.

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  • Alexander Boettcher marchiò a fuoco Martina Levato
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