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Massimo Bottura: “Mio figlio Charlie e quella rarissima sindrome genetica”

ROMA – “A volte non riconosco più il mio Paese. Persone che si azzuffano per un parcheggio. Risse al bar per il cappuccino. Una tensione pronta a esplodere in ogni momento. Giovani che non hanno fiducia in se stessi e nel futuro”. Esordisce così Massimo Bottura, nominato quest’anno come miglior cuoco al mondo, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Il referendum – spiega ad Aldo Cazzullo – è una questione culturale prima che politica. Se vince il No, mi viene voglia di mollare tutto e andare all’estero: ringrazio il mio Paese che mi ha dato moltissimo, chiudo e riapro a New York. Il punto non è Renzi, o Grillo. È la logica per cui in Italia non si può fare. Se passa questa logica, è finita. Purtroppo molti giovani si arrendono prima di combattere. Abbiamo detto no alle Olimpiadi, rinunciando a due miliardi di dollari del Cio. Se è per questo, volevamo dire no pure all’Expo”.

Dopo la politica parla della famiglia. Di Lara, sua moglie, con cui ha due figli: Alexa e Charlie.

“Nostro figlio Charlie – rivela Bottura – ha una sindrome genetica rarissima. Non sappiamo cosa sia. Disformismi, difficoltà di apprendimento. Passo dopo passo sta crescendo, sta imparando tante cose. Anche a fare i tortellini a mano, in un’associazione di Modena che si chiama appunto il Tortellante, dove le nonne insegnano ai ragazzini”.

Bottura, sempre parlando del figlio, rivela un aneddoto toccante:

“Per anni ho sognato che al telefono mi dicesse: Ciao papà, come stai?. Ha fatto molto di più. Quando mi hanno proclamato il migliore al mondo, al telefono mi ha detto: Papà, sarai anche il numero uno, ma per me sei sempre un gran babi, il mio fessacchiotto. È Charlie che mi insegna ogni giorno i veri valori della vita”.