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Migranti, rifugiati più esposti a psicosi e schizofrenia

ROMA – I rifugiati sono i migranti più esposti al rischio di sviluppare psicosi come la schizofrenia, ma anche la depressione e il disturbo post traumatico da stress. Il motivo è da ricercare nelle avversità che hanno vissuto e secondo uno studio del Karolinska Institut di Stoccolma e dell’University College of London che è stato pubblicato sul British Medical Journal i rifugiati hanno un rischio maggiore del 66% di sviluppar queste patologie rispetto agli altri migranti che vengono dalle stese regioni.

Torture, guerre e violenze rendono i rifugiati particolarmente vulnerabili ai disturbi mentali e Nicla Panciera su La Stampa scrive:

“Lo studio è stato condotto in Svezia su 1 milione e 300 mila persone, tutti nati dopo il 1 gennaio 1984, seguiti a partire dal loro 14 ° compleanno o dalla data di arrivo in Svezia, se successiva, e fino alla diagnosi di un disturbo psicotico, all’emigrazione, alla morte o comunque fino al 31 dicembre 2011. I dati utilizzati sono stati ottenuti dallo Psychiatry Sweden, un database del Registro Nazionale Svedese.

Ebbene, l’analisi mostra che a ricevere una diagnosi di psicosi è oltre un rifugiato su mille. Inoltre, ogni 10mila persone le nuove diagnosi sono 4 tra gli svedesi, salgono a 8 tra i migranti che non richiedono asilo e arrivano a 12 tra i rifugiati. Inoltre, considerando cinque grandi aree geografiche (Africa subsahariana, Asia, Europa dell’Est, Medio Oriente e Nord Africa), i ricercatori hanno visto che, rispetto ai migranti provenienti dalla stessa regione, i rifugiati hanno il 66% di probabilità in più di ricevere una diagnosi di psicosi. Questa evidente maggior vulnerabilità rispetto agli altri migranti, scrivono gli autori, sarebbe da attribuire al fatto che «coloro ai quali viene concesso lo status di rifugiato più probabilmente hanno vissuto conflitti, persecuzioni, violenze o altre forme di avversità psicosociale come traumi, abusi, discriminazione e isolamento».

Queste cifre suggeriscono che le condizioni ambientali possono influire non solo sulla malattia mentale ma anche sulla comparsa di disturbi psicotici e che le singole esperienze, come l’aver vissuto persecuzioni, disastri naturali o guerre, possono contribuire al rischio di sviluppare queste malattie.

«Sappiamo che i rifugiati costituiscono un gruppo vulnerabile, che nella loro vita affrontano molte sfide sociali, economiche, fisiche e mentali» ha affermato uno degli autori, James Kirkbride della Psichiatria all’UCL. «Il nostro studio ha mostrato che devono affrontare anche un aumentato rischio di schizofrenia e ha evidenziato la necessità di cure specialistiche e di sostegno. Nella maggior parte dei paesi, i rifugiati sono sottoposti a controlli sanitari standard, ma può accadere che i problemi di salute mentale vengano trascurati. Come tutte le persone, i profughi potrebbero trarre vantaggio da un tempestivo e precoce trattamento di qualsiasi disturbo di salute mentale».

I dati del Registro Nazionale Svedese analizzati si fermano al dicembre 2011: la ricerca non include dunque le recenti migrazioni. Tuttavia, fanno sapere gli autori, nulla fa pensare che costoro siano meno vulnerabili di chi, in fuga da precedenti conflitti, ha già ottenuto in passato lo status di rifugiato”.


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