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Milano, bimbo vegano ricoverato: ha 1 anno, pesa come un neonato

MILANO – Un bimbo di un anno che pesa come un neonato di 3 mesi, con livelli di calcio nel sangue ai limiti dalle sopravvivenza, una grave forma di cardiopatia e visibili segni di malnutrizione. Il piccolo è stato ricoverato in condizioni gravissime, anche se stabili, al Fatebenefratelli di Milano e sotto accusa i genitori vegani, che anche al bambino hanno imposto una dieta vegana. Si tratta del primo caso di bimbo vegano ricoverato a Milano per cui, dopo un controllo in cui le sue condizioni sono risultate gravi, il piccolo è stato ricoverato d’ufficio per ordine della Procura del Tribunale dei minori, dato che i genitori si opponevano alle cure.

Elisabetta Andreis sul Corriere della Sera scrive che le condizioni del bimbo vegano erano gravissime e il piccolo soffriva anche di una cardiopatia grave e non corretta chirurgicamente, che i genitori non volevano far curare. Anche la dieta vegana strettissima a cui il bambino era sottoposto, che non prevedeva integrazioni dei nutrimenti necessari alla sua corretta crescita di alcun tipo, è stata giudicata da medici e procura “presumibilmente incompatibile con l’infanzia”:

“È il primo caso di questo tipo a Milano dopo quelli balzati sulle cronache nazionali. L’ultimo è successo giorni fa a Genova, prima a Firenze e Belluno. «Si impone una riflessione sui regimi alimentari non comuni, anche se in questo caso a complicare il quadro c’è la malformazione cardiaca», riflette Luca Bernardo, direttore della pediatria al Fatebenefratelli. Da maggio tra l’altro l’ospedale ha attivato il primo ambulatorio per famiglie vegane (secondo le ultime stime sono il 2,8 per cento sul totale, ndr).

«Non è un problema la scelta di forme di nutrizione diverse o inusuali, e noi certo non entriamo nel merito della decisione — dice l’esperto —. Ma allora il bambino, dalla nascita, deve essere accompagnato con integrazioni, nella fattispecie di calcio e di ferro». In questo caso, invece, la madre e il padre, cui l’ospedale ha subito comunicato la gravissima malnutrizione e i livelli di calcio «quasi incompatibili con la vita» si sono prima trincerati raccomandando di non somministrare in alcun modo latte e latticini, poi hanno fatto sapere che non avrebbero collaborato e infine hanno riportato il figlio a casa. Quasi come se nulla fosse.

Di qui l’intervento della Procura. «Il minore nato a maggio 2015 — si legge nell’atto — all’ingresso nel nosocomio, il 1 luglio, si presentava (…) con un peso di 5240 grammi e una lunghezza di 67,5 centimetri (…) crescita ponderale inferiore al terzo percentile, grave ipotonia, ipotrofia generalizzata, ritardo psicomotorio e calcemia ai limiti della sopravvivenza». Stante il «rifiuto opposto dai genitori ad ulteriori accertamenti medici», l’ospedale ha informato il Pm di turno che ha chiesto alla polizia di andare a prendere il bimbo direttamente a casa. E qui, nell’appartamento in zona Baggio, «veniva rinvenuta una certa quantità di preparati omeopatici e siringhe (…) etichettate con nome di alimenti (…): i genitori riferivano in seguito di attenersi rigorosamente ad una dieta vegana», si legge.

In casa tra l’altro c’erano anche dieci gatti, aggiunge il Tribunale. Per il bimbo è stato disposto il ricovero in base all’articolo 403 del codice civile, e l’affido ai servizi sociali del Comune. Lo hanno salvato prima le cure del Fatebenefratelli, poi gli ulteriori esami di accertamento al Buzzi. Infine il piccolo è stato spostato al San Donato, dove ancora si trova. E qui le cose paiono forse migliorare, almeno un po’. «È emerso un atteggiamento dei genitori maggiormente consapevole sulle problematiche di salute del figlio», si legge nell’atto. All’esito del ricovero, per lui ci saranno due possibilità: l’affido ai nonni materni o il collocamento presso una comunità mamma-figlio”.


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