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Monselice, denunciò fratello pro Isis: Fouad solo e al verde

PADOVA – “Gli arabi mi guardano male, non mi saluta più nessuno e mi arrivano telefonate anonime”. A raccontarlo al Corriere della Sera è Fouad Bamaarouf, marocchino residente a Monselice, in provincia di Padova, che denunciò il fratello minore Adil perché aveva manifestato allarmanti simpatie per l’Isis. A dicembre scorso Adil è stato espulso dall’Italia. Fouad credeva di aver fatto la cosa giusta “per Adil e per l’Italia” perché suo fratello diceva di voler “far esplodere Roma“. Ma oggi a Monselice Fouad si sente emarginato e solo: tutta la sua comunità sembra avergli voltato le spalle. Il quarantaduenne, dottore in Legge in Marocco e operaio a Monselice, esce di casa “solo per andare al lavoro e per fare la spesa… mi sto chiedendo se ho sbagliato a dire quelle cose ai carabinieri”.

Riporta Andrea Pasqualetto sul Corriere:

A volte Fouad si pente di quel che ha fatto, a volte no. «Mio fratello non stava più bene in Italia e aveva preso una brutta strada. Io avevo la sua responsabilità e non volevo che diventasse un terrorista anche se non lo è mai stato e forse non lo sarebbe mai diventato perché magari era solo un brutto periodo e poi sarebbe tornato come prima».

Adil, cassintegrato infelice e depresso, era stato espulso il 21 dicembre scorso per volontà del ministro dell’Interno Angelino Alfano che giustificò così il provvedimento: «Vuole combattere per lo Stato islamico per “vendicare il mondo arabo”». Tutto era nato dalle dichiarazioni di Fouad che aveva raccontato le stranezze del fratello a un appuntato dei carabinieri facendo scattare l’indagine dell’Antiterrorismo. Dopo pochi mesi il Reparto operativo speciale dei carabinieri è andato a prelevare Adil a casa e l’ha messo su un volo per Casablanca. «Lì si è fatto subito una settimana di carcere», raccontano gli investigatori. Ora vive con sua madre fra le palme della cittadina marocchina di Ben Slimane, senza lavoro e squattrinato. Domanda: quanto odia suo fratello? Risposta di Fouad: «Neanche un po’, spero, ha capito che l’ho fatto per il suo bene».

Ma qui arriviamo all’altro problema, quello economico. «Ho dovuto pagare l’avvocato del Marocco di Adil per farlo uscire dal carcere e sono rimasto senza soldi. Anche perché a lui, che è stato licenziato, hanno bloccato tutto in Italia: liquidazione, 5 mila euro, e conto corrente, 4 mila. È la legge sul terrorismo, pensano che i soldi servano ai suoi progetti. Adil però non aveva fatto nulla di concreto, nessun piano, era solo un po’ infelice e si faceva incantare da quei video di combattenti dell’Isis». Quei soldi sarebbero una manna per Fouad: «Se non li danno a lui li potrebbero dare a mia madre che è malata e ne ha bisogno per le cure. Le sto pagando io e non è facile: ho uno stipendio basso, 400 euro mi servono per l’affitto, 300 per la famiglia in Marocco…».

Fouad, in Italia da 17 anni, è un musulmano moderato, molto lontano dal radicalismo jihadista che lui condanna come insensato e contrario ai precetti coranici. Lo stesso Corano che si trova all’ingresso di questa sua casa ai piedi dei Colli Euganei, un tugurio di pochi metri quadri, freddo, ammuffito, senza luce né gas. «Dovrò lasciarla a novembre perché il proprietario la vuole vendere o ristrutturare e non so dove andare». Insomma, il piccolo eroe di Monselice che trovò la forza di denunciare il fratello per sottrarlo alle tentazioni del Califfo è oggi in difficoltà, finito ai margini della sua stessa comunità. Una situazione che ieri ha fatto sospirare anche il sindaco della cittadina, Francesco Lunghi: «È il colmo: tutti invocano una presa di posizione dell’Islam moderato nei confronti di quello estremista e quando uno ha il coraggio di farlo viene emarginato. Indagherò su questa vicenda e invito il signor Bamaarouf, che so essere brava persona, a venire da me a raccontare i suoi problemi».

Fouad gli chiederà un aiuto perché non ce la fa più. «E non voglio lasciare questo Paese». Il suo sogno è sempre quello: «Diventare cittadino italiano».