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Panama Papers, ecco altri ottanta nomi italiani

ROMA – Panama Papers, ecco altri ottanta nomi italiani. Compare come amministratore, ma non beneficiario, anche Rodolfo De Benedetti. Poi: l’ambasciatore di San Marino all’Onu, l’ex top manager della Ferrero, lo sponsor del padiglione Italia all’Expo. E tanta provincia profonda. Le ultime rivelazioni dai documenti panamensi riportate da Paolo Biondani, Vittorio Malagutti, Gloria Riva, Leo Sisti e Stefano Vergin per L’Espresso.

Ancora nomi italiani. Decine di imprenditori, professionisti, manager di grandi aziende. E poi anonimi investitori, sconosciuti alle cronache, che si sono comprati un rifugio offshore. A quasi un mese dalle prime rivelazioni, il vaso di Pandora dei Panama Papers, la più grande fuga di notizie della storia della finanza, riserva nuove sorprese.

Scrive L’Espresso:

Nello sterminato archivio dello studio legale Mossack Fonseca c’è una società delle Isole Vergini britanniche amministrata da Rodolfo De Benedetti, presidente del gruppo Cir, la holding che controlla l’Editoriale l’Espresso. E un altro file della banca dati panamense porta a Domenico Bosatelli, patron della Gewiss di Bergamo. Molte pagine di documenti sono dedicate a Silvio Garzelli, un manager che in passato ha amministrato numerose attività internazionali del gruppo Ferrero. E anche l’immobiliarista Daniele Bodini, con base a New York, promotore di importanti operazioni a Milano e Firenze, viene indicato come “director” di una società offshore.

Sono 80 in tutto i nomi della nuova lista pubblicata in queste pagine. Nomi che si aggiungono ai 200 già rivelati nelle scorse settimane . L’elenco, come i due precedenti, è il frutto dell’analisi dell’archivio panamense. L’enorme banca dati è stata recapitata un anno fa da un informatore al quotidiano tedesco “Süddeutsche Zeitung” e poi condivisa con la rete mondiale di reporter riuniti nell’International Consortium of Investigative Journalists (Icji), di cui “l’Espresso” è partner esclusivo per l’Italia.

Migliaia di documenti che in qualche modo portano al nostro Paese sono stati letti alla luce dei dati disponibili nelle banche dati commerciali per ridurre al minimo il rischio di errori dovuti ad omonimie, trascrizioni sbagliate, indirizzi imprecisi. Anche un nome d’arte può fare la differenza: la star Jessica Rizzo compare negli archivi come Eugenia Valentini.

Quindi L’Espresso fa il punto proprio sul nome di De Benedetti:

Il nome di Rodolfo De Benedetti compare nei Panama Papers collegato alla McIntyre holding Ltd, registrata nel 1995 a cura di Mossack Fonseca nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Il figlio di Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale l’Espresso, nel 1995 è stato nominato amministratore di McIntyre, di cui però non è beneficiario economico. L’altro director era Antoine Bernheim, niente a che fare con il famoso finanziere francese, a lungo presidente delle Assicurazioni Generali, scomparso nel 2012. Il Bernheim citato nell’archivio panamense è un manager con base a New York che si occupa di hedge fund.

«La società è stata chiusa da molti anni», dice De Benedetti. «In passato» spiega, «McIntyre si era occupata di investimenti finanziari nel continente americano gestendo antichi risparmi di famiglia e la posizione di questi ultimi fu regolarizzata con il fisco italiano nel 2003». In quell’anno, secondo quanto risulta dalle carte, De Benedetti ha rassegnato le dimissioni da amministratore della offshore delle Isole Vergini britanniche, che non faceva parte del gruppo Cir quotato in Borsa. «Per quanto mi riguarda», dichiara De Benedetti, «non sono mai stato azionista né beneficiario economico di McIntyre holding. Il mio nome compare in quanto consigliere di amministrazione. Infine, ritengo opportuno sottolineare che da sempre dichiaro tutti i miei redditi e pago le tasse in Italia».

Dopo De Benedetti ecco altri nomi:

Nelle carte di Panama troviamo decine di riferimenti a Domenico Bosatelli , 82 anni, fondatore, presidente e unico azionista del gruppo Gewiss di Bergamo, marchio con attività in tutto il mondo nell’impiantistica elettrica, dai semplici interruttori fino ai sistemi complessi per l’industria e la domotica. Di recente l’azienda lombarda ha tra l’altro associato il suo nome a quello dell’Expo 2015 di cui è stata sponsor ufficiale e partner del Padiglione Italia. I Panama Papers disegnano i contorni di una parte dell’attività di Bosatelli fin qui rimasta nell’ombra, una galassia di società offshore che va dai Caraibi a Montecarlo.

L’EX TOP MANAGER FERRERO:

Silvio Garzelli , classe 1940, viene accostato dalle carte di Mossack Fonseca alla offshore Glenhouse Business Incorporated con sede a Panama, di cui risulta amministratore e azionista unico. Garzelli vanta una lunga carriera nelle file del gruppo Ferrero. Dal 1995 al 2009 lo troviamo tra gli amministratori della storica capofila delle attività italiane, con sede ad Alba. E negli stessi anni ha lavorato anche per alcune delle holding internazionali del colosso della Nutella, in Lussemburgo, Svizzera e Irlanda. In base ai documenti dell’archivio, la offshore Glenhouse di Garzelli non è comunque riconducibile in nessun modo al gruppo Ferrero o alla omonima famiglia che controlla l’azienda dolciaria.

DA SAN MARINO ALL’ONU: 

Daniele Bodini è un uomo d’affari che ha fatto fortuna grazie a operazioni immobiliari milionarie e risiede da molti anni a New York dove dirige il gruppo American Continental Properties (Acp). Nel frattempo Bodini, nativo di Erba, in provincia di Como, è riuscito anche a conquistare un seggio alle Nazioni Unite, dove rappresenta la repubblica di San Marino. Nei Panama Papers il suo nome è associato a quello di una offshore delle Isole Vergini britanniche, la Raf holdings Ltd.

Un documento del 2009 segnala che l’imprenditore italiano è stato nominato “director” della società. Insieme a lui troviamo anche Gabriele Bravi, commercialista coinvolto l’anno scorso nell’inchiesta per riciclaggio che ha portato in carcere il fiduciario svizzero Filippo Dollfuss de Volckersberg, indicato dalla procura di Milano come l’amministratore dei patrimoni nascosti al fisco di molte ricche famiglie italiane.