Rassegna Stampa

Papà separato: “700 km a settimana e vedo mia figlia 1 ora”

Papà separato: "700 km a settimana e vedo mia figlia 1 ora"

Papà separato: “700 km a settimana e vedo mia figlia 1 ora”

ROMA – Sergio Lombardo è un pittore di Roma. Ogni sabato percorre 700 chilometri per andare e tornare da Termoli dove abita sua figlia di 14 anni con la mamma. Settecento chilometri per vederla, se va bene, un’ora. A volte invece Sergio fa tutta quella strada e nessuno bussa alla porta del suo appartamento. Significa che quel fine settimana la sua corsa a Termoli è stata vana. La vita di Lombardo, 76 anni, va avanti così da anni nell’indifferenza dei tribunali: lui è uno dei tantissimi papà negati, storie sotto traccia ma molto comuni tra le separazioni. Spiega Andrea Rossi su La Stampa:

Eppure la sua ex compagna è già stata condannata tre volte per non aver rispettato le decisioni dei tribunali. Anche l’Italia è stata condannata. Due anni fa la Corte europea per i diritti dell’uomo ha accolto il ricorso di Lombardo: «Le autorità giudiziarie nazionali non hanno adottato alcuna misura adeguata al fine di creare le condizioni necessarie all’effettivo esercizio del diritto di visita». Lo Stato l’ha dovuto risarcire. «L’ho vissuta come una liberazione: finalmente qualcuno mi ascoltava, qualcuno capiva la durezza degli abusi e delle ingiustizie che avevo subito». L’Europa ha capito, l’Italia no: ha pagato e tirato dritto come se nulla fosse. «Pare che con il mio ricorso abbia offeso giudici e servizi sociali».

Lombardo continua a farsi 700 chilometri ogni settimana per la sua ora d’aria (quando è fortunato). Sua figlia dovrebbe trascorrere un week end a Roma: mai successo. Dovrebbe passare con lui dieci giorni a luglio e dieci ad agosto: mai successo. «Vado a Termoli, sto lì e aspetto. Quando viene, l’aiuto a fare i compiti, qualche volta andiamo al mare; ma dopo poco sua madre torna a prenderla». Ci sono paletti precisi, non vengono rispettati, ma va bene così. Del resto chi dovrebbe custodire le regole non sembra averle molto a cuore. «Qualche mese fa mia figlia ha detto di volersi iscrivere al liceo a Roma». Lombardo ha subito presentato un’istanza urgente al tribunale, essenziale per ottenere l’autorizzazione del giudice. Che ha fissato l’udienza oggi. «Uno Stato che si comporta così nei confronti di un uomo, infischiandosene di quel che dice un tribunale internazionale, è una barzelletta», riflette l’avvocato Vaccaro. Ma perché? «Glielo dico io: non c’è responsabilità diretta e questo legittima la più totale impunità e l’incuria nei confronti dei cittadini». Sergio Lombardo, invece, non molla: «Non voglio. Non posso. Chi torna indietro diventa colpevole: se smettessi di presentare ricorsi, di tartassare i tribunali penserebbero che non voglio più vedere mia figlia. Forse lo penserebbe anche lei: io invece voglio che sappia tutti gli sforzi che ho fatto per essere il padre che merita».

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