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Parlamentari lavorano di più, guadagnano…122 euro l’ora

ROMA – Lavorano di più, guadagnano di meno, ma comunque i parlamentari di casa nostra portano a casa una media di 122 euro l’ora. Paolo Festuccia su La Stampa spiega come l’attività dei parlamentari sia aumentata, a fronte di un taglio dell’indennità:

Ma tante o poche, infatti, che siano (dipende dalle prospettive di veduta) le sforbiciate alla busta paga, di certo sono andate di pari passo ad un sensibile incremento dell’impegno professionale. Insomma, ad uno stipendio ridotto si è aggiunto anche un incremento dell’attività parlamentare. Solo per citare dei dati, nell’attuale XVII legislatura (giunta a poco più delle metà) le sedute sono state finora 563 con una media mensile di 16,1 riunioni. Ogni seduta ha avuto una durata mediamente di 5,4 ore. E, quindi, conti alla mano e tenendo conto dell’indennità mensile di un parlamentare (fissata dal 2012) di 10 mila 675 euro lordi (circa 5246 euro netti) possiamo indicare che per ogni ora «lavorata» un nostro rappresentante nell’emiciclo della Repubblica ha percepito 122 euro.

Nella X legislatura (’87-’92), ad esempio, i parlamentari percepivano un’indennità (rivalutata ad oggi) di 11.737 euro, quindi, 218 euro l’ora, cioè 96 euro in più rispetto ad oggi. E la cifra cresce ancora di più se si osservano i dati relativi alla XI (durata 722 giorni) e la XII legislatura, quella durata solo due anni con i governi Berlusconi e Dini. Ebbene tra l’aprile del ’94 e il maggio del ’96 le sedute d’aula sono state 13 al mese con una durata di appena tre ore. Risultato: 902 euro a seduta per circa 250 euro l’ora.

Chi scrive le leggi? Più il governo del parlamento:

L’attività legislativa, infatti, che nelle stagioni passate vedeva promotori dell’iniziativa in modo quasi eguale Parlamento e governo, oggi vede una netta prevalenza del governo, che è autore delle leggi approvate in una misura che oscilla tra l’80% (scorsa legislatura) e il 75% (attuale legislatura). Ciò che è sensibilmente aumentato nelle ultime legislature è, semmai, il ricorso al voto di fiducia: se nella XI legislatura se ne faceva uno solo una volta ogni 66 giorni (ma nella IX l’intervallo era di 69 giorni, nella XIII ogni 68, eccetera), oggi la media è di un voto di fiducia ogni ventotto giorni, e nella passata legislatura, addirittura, uno ogni 26 cioè quasi il doppio rispetto all’VIII.