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Patrizia Bedori da candidata sindaco M5s Milano a…casa sua

MILANO – Patrizia Bedori ha rinunciato alla corsa a sindaco di Milano come candidata del Movimento 5 stelle dopo le pesanti critiche subite. La Bedori, che ha un diploma di comunicazione visiva, non ha retto alla pressione di giornali e televisioni e alle critiche, decidendo così di abbandonare la candidatura. Ora la consigliera M5s torna a fare la mamma.

Stefano Filippi su Il Giornale scrive che la Bedori è stata criticata perché mamma a tempo pieno, casalinga o ancora definita disoccupata, oltre ad essere stata criticata per il suo aspetto fisico:

 

“Patrizia Bedori invece ha passato la cinquantina, non buca lo schermo, si veste da figlia dei fiori fuori tempo e per giunta è «robustella» come l’ha fotografata Grillo senza che nessuno facesse una piega, nemmeno lei: «Una battuta», ha sorvolato. Ora Patrizia Bedori riceve l’onore delle armi. Donna onesta. Sincera. Perbene. Lontana dai sotterfugi della politica. Un misto tra Alice nel paese delle meraviglie e Forrest Gump, personaggi travolti da un insolito destino, estranei al mondo nel quale vengono catapultati, impermeabili all’inspiegabile successo che li raggiunge.

Bedori incarna tutte le contraddizioni del movimento grillino che vuole fare politica restandone fuori ed erige il web a giudice supremo salvo piegarsi a qualcuno che sta un gradino sopra il dio, cioè Casaleggio. Secondo la narrazione a cinque stelle, Bedori era la candidata perfetta. Un animo candido, una persona qualunque spuntata da chissà dove, con appena un’infarinatura di politica e un gruppetto di amici fidati per le primarie: non serve nient’altro a un aspirante portavoce grillino.

Il suo asso nella manica è stato che le «comunarie» milanesi dell’8 novembre non si sono svolte sul web ma in una sala civica di Città studi, dove lei è consigliere di zona. Niente clic online ma una scheda da deporre. Le è bastato mobilitare i vicini di casa e gli amici più cari. Ha vinto con 74 preferenze, una in più del secondo classificato, Livio Lo Verso, che il giorno dopo ha sbattuto la porta. Il terzo, Gianluca Corrado, ora sogna in grande dall’alto dei suoi 67 voti. Dopo quasi cinque mesi il resto dello scrutinio, durato tre giorni, è ancora misterioso. Quanti voti per gli otto concorrenti? Quanti aventi diritto? Quanti votanti? Mistero.

Streaming e trasparenza valgono soltanto per gli altri. Di Patrizia Bedori non ha certo impressionato il curriculum, ma si sa che per un grillino doc avere poca carriera è un titolo di merito. Milanese, famiglia di sinistra, figlia di un musicista (il papà Gianni, scomparso nel 2005, fu un jazzista che si faceva chiamare Johnny Sax e suonò con Gaslini e Intra), ha un diploma di comunicazione visiva preso all’istituto tecnico intitolato al designer Albe Steiner, dov’era attivista del Movimento studentesco e di Democrazia proletaria. Ha fatto un corso per amministratori condominiali e vari lavori nelle pubbliche relazioni e da direttore commerciale di aziende di arredamento e design.

Nel 2003 è avvenuta la svolta: alla nascita del figlio ha dato le dimissioni per occuparsi di lui. Lo stipendio del compagno, un manager commerciale sempre in viaggio, basta per tutti e tre e Bedori può presentarsi in pubblico ora come disoccupata, ora come casalinga, ora come mamma a tempo pieno, con quella faccia un po’ così di chi sembra capitato per caso ovunque. Alla serata stile «X Factor» in cui si è esibita con gli altri contendenti, ha rivendicato due attestati di antica appartenenza a cinque stelle: iscrizione al blog di Beppe Grillo nel 2006 perché «qui bisogna fare qualcosa» e presenza al teatro Smeraldo nel 2009 alla fondazione del M5S.

Tempo altri tre anni e Patrizia Bedori era consigliere di zona 3. Non è stata una marcia trionfale. La prima degli eletti, Elena Re (75 preferenze), diede le dimissioni dopo un anno. La seconda, Diana Ambanelli (68), rifiutò. Toccò così a Bedori (66). I risultati che rivendica sono impianti sportivi gratis per i disabili e un progetto per eliminare la plastica dalle mense scolastiche. Un’idea fallita. La consigliera ha fatto acquistare migliaia di «schiscette» da riutilizzare. Scelta ecosostenibile, diceva. I contenitori per il cibo, made in China, dovevano essere portati a casa dai ragazzini, lavati e riportati l’indomani. Figurarsi il caos di stoviglie sporche o dimenticate, con tanti saluti all’igiene.

La sperimentazione, per fortuna limitata a una scuola e costata «soltanto» 1.500 euro pubblici, è durata 20 giorni. Non era un grande viatico per lanciarsi verso Palazzo Marino, ma nel M5S pare funzioni così: per fare strada devi essere un po’ sprovveduto, anche se l’ex candidata ha frequentato un corso sulla democrazia partecipativa all’università di Pavia. Il manifesto elettorale accantonato anzitempo parlava di «una Milano da vivere» con parole d’ordine scontate come legalità, mobilità sostenibile, spazi pubblici nelle periferie, mettere al centro i bisogni reali del cittadino. Vaste programme, direbbe De Gaulle. Casaleggio, dal quale Bedori aveva preso le distanze, ha capito subito che la signora non funzionava. Qualche militante ha chiesto di invalidare le primarie. Malumori per la scarsa visibilità. Rinforzare lo staff elettorale non è servito a nulla. Un faccia a faccia nello studio di Casaleggio ha soltanto aumentato la tensione. Perfino Dario Fo era perplesso. La crisi di nervi ha sistemato le cose”.


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