Rassegna Stampa

Pensioni. Perché Papa Francesco sbaglia sulla staffetta anziani-giovani. Da La Stampa

Pensioni. Perché Papa Francesco sbaglia sulla staffetta anziani-giovani. Da La Stampa

Pensioni. Perché Papa Francesco sbaglia sulla staffetta anziani-giovani. Da La Stampa

ROMA – Pensioni. Perché Papa Francesco sbaglia sulla staffetta anziani-giovani. Da La Stampa. Se è Papa Francesco a parlare di staffetta generazionale e pensioni d’oro, miopia ed egoismo dei pensionati attaccati ai diritti acquisiti, è chiaro che non basti una argomentazione solo tecnica e fredda come un prospetto attuariale per confutarne senso e validità delle sue parole. Ma, a dispetto dell’autorevolezza della figura papale e dell’indubbia capacità di entrare in sintonia non solo con il popolo della Chiesa, è possibile che il Santo Padre miri al bersaglio sbagliato ed è utile una riflessione che lo dimostri.

Alberto Mingardi ha voluto esaminare la seguente affermazione di Francesco mettendola alla prova dei fatti: per Francesco è una società miope “quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”.

L’idea parrebbe verosimile, ma in realtà sbagliata: i posti di lavoro non sono un numero fisso, una torta da spartire fra anziani e meno anziani. Crescono se aumenta la produttività e se si intensifica l’attività economica. Quando l’ipotesi di una «staffetta intergenerazionale» circolava ai tempi del governo Letta, Boeri e Galasso verificarono che non c’è correlazione fra tasso di attività delle persone da 55 a 64 anni di età e disoccupazione giovanile. (Alberto Mingardi, La Stampa)

Non esiste dunque un nesso causale significativo che suffraghi il convincimento del Papa.

I «diritti» di norma sono intesi come spettanze: dietro questa parola non sta la richiesta di opportunità, ma la pretesa di una quota piccola o grande di risorse pubbliche. Il conflitto fra giovani e anziani nasce da qui: i «diritti» delle generazioni precedenti si pagano col debito pubblico, cioè con imposte future.

Quando mettevano questo peso sulle spalle dei loro figli, i padri pensavano ragionevolmente che il Paese sarebbe comunque diventato sempre più ricco. Invece troppe regole, troppe imposte, troppi «diritti» frenano la crescita.
Ieri il Papa ha invitato il sindacato a non tutelare più solo gli «insider». La stessa logica dovrebbe applicarsi a largo raggio.

Bisogna ripristinare la cultura che ha reso la crescita economica moderna possibile. Rimuovere le bardature corporative della nostra economia. Abolire le barriere artificiali all’ingresso nelle professioni. Accettare la competizione dei «nuovi arrivati» sia che si guidi un taxi sia che si faccia l’avvocato sia che si abbia un’impresa piccola o grande. E’ questo il sacrificio che i più anziani dovrebbe fare. (Alberto Mingardi, La Stampa)

 

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