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Pubblicità Rai dumping. Urbano Cairo (La7): Renzi ci fa male

Urbano Cairo denuncia le politiche Sipra di dumping sui prezzi della pubblicità e attacca la riforma Rai di Renzi. Spiega anche che internet non vale la carta stampata: uno a dieci è la proporzione dei ricavi pubblicitari

ROMA – Pubblicità Rai, Sipra fa dumping. Urbano Cairo, padrone de La7 e del Torino calcio, unico editore di successo oggi in Italia, si unisce a quanti da tempo denunciano lo scandalo, in cui Mediaset ha tracciato la strada ben prima che Fabrizio Piscopo in Sipra e il suo mentore Luigi Gubitosi in Rai provassero a imitare la tv di Berlusconi.

In una intervista a Claudio Plazzotta di Italia Oggi, Urbano Cairo dice anche un concetto molto importante su internet, un concetto che sfugge a tanti teorici e chiaccheratori: la pubblicità su internet non è la stessa cosa della carta, anzi, avverte, per 100 euro persi sulla carta, su internet ne tornano 10.

Dice Urbano Cairo:

“Dal 2011, Rai pubblicità fa una politica di dumping sulle tariffe pubblicitarie, buttando a terra il costo per grp (gross rating point, il costo contatto, ndr), che da noi è la metà rispetto alla Germania. Tanto per dire», prosegue Cairo, che con Cairo communication è anche editore di La7, «in Italia il costo grp è sceso del 38% negli ultimi quattro anni solo a causa del dumping della Rai”.

Urbano Cairo  parla di pubblicità, il suo primo mestiere, in una intervista a Claudio Plazzotta di Italia Oggi, che nota:

“È anche meno diplomatico del solito. Soprattutto in tema Rai”.

Urbano Cairo ha detto a Claudio Plazzotta:

“La riforma della Rai è scandalosa. Viviamo in un mercato che da otto anni vede solo vacche magre, in cui la tv ha perso il 33% della raccolta pubblicitaria, la stampa il 60%. […] In uno scenario del genere, il Governo vara la riforma della Rai, invece di pensare a tutto il sistema televisivo. E, grazie al canone in bolletta, concede all’operatore Rai altri 300 milioni di euro all’anno. Ora la Rai arriverà a incassare 2 miliardi di euro all’anno di finanziamento pubblico. E in questo modo si danneggiano tutti i competitor e tutti i settori editoriali, dalla tv alla stampa, la radio, ecc”.

E. si deve aggiungere, persino internet: a causa del dumping di Rai e Mediaset l’Italia è l’unico Paese al mondo dove la pubblicità sui siti internet cala.

Cairo va oltre:

“In Gran Bretagna si sta parlando del rinnovo della convenzione del contratto di servizio pubblico da due anni, con un grande dibattito a cui partecipano vari soggetti. In Italia, praticamente, non se ne parla, e, alla fin fine, il concetto di servizio pubblico lo definisce la Rai stessa e non il governo. Allora io mi domando: perché il Tg1 è servizio pubblico e il Tg di Mentana no? Perché la Gruber non fa servizio pubblico e la Annunziata sì? Perché DiMartedì no e Ballarò sì? O Crozza no e Sanremo o Panariello sì? A questo punto si deve fare una gara aperta, senza assegnazioni automatiche sempre e solo alla Rai”.

Internet, osserva Claudio Plazzotta,

“è un tema spinoso da trattare con Cairo, che, per ora, non ha mai intravisto grosse opportunità di business in quell’area. Cosa pensa del quotidiano inglese The Independent, che ha annunciato di passare totalmente all’on line, abbandonando la carta? Risponde Urbano Cairo:

«È come alzare bandiera bianca. Il segreto è organizzare una attività in maniera profittevole, tutto qui. L’editore russo dell’Independent ha investito negli ultimi anni una ottantina di milioni di euro. E ora ha ritenuto che non fosse consigliabile andare avanti. Ma chiudere l’edizione cartacea non è una opzione se fai un quotidiano: perdi di sicuro gli incassi da edicola, e la pubblicità online non è redditizia come quella su carta. Per ogni 100 euro persi sulla carta, ne ritornano solo 10 sul digitale”.