Rassegna Stampa

Reddito di inclusione “strumento di welfare assistenziale irrazionale e iniquo”

Reddito di inclusione "strumento di welfare assistenziale irrazionale e iniquo"

Reddito di inclusione “strumento di welfare assistenziale irrazionale e iniquo”

ROMA – Il Reddito di inclusione è “un ulteriore strumento di welfare assistenziale irrazionale e iniquo”, una “mossa elettorale”, una “ennesima occasione mancata per dimostrare, a chi ci crede, che i governi questo coraggio ce l’hanno sul serio”. La pensa così Serena Sileoni, che ha dedicato alla misura appena varata dal governo Gentiloni un duro articolo pubblicato sul Mattino e ripreso dal sito dell‘Istituto Bruno Leoni. 

Scrive Sileoni:

Uno dei principali commenti critici verso il Reddito di inclusione, approvato ieri in Consiglio dei ministri all’interno del decreto legislativo di attuazione della legge sul contrasto alla povertà, è quello di essere una mossa esclusivamente elettorale.

Che sia una strategia per raccogliere il consenso degli italiani non fa notizia. In questo, il governo Gentiloni non solo sarebbe in linea col governo Renzi, ma sarebbe coerente con la missione propria di chi fa politica, che è quella di trovare i modi per raccogliere i voti.

Meritano, invece, una più seria riflessione due aspetti di questo Reddito. In primo luogo, secondo il governo, si tratta della prima misura a vocazione universale a livello nazionale per combattere la povertà. Universale, nel linguaggio corrente, vuol dire generale. Se è vero che il Reddito di inclusione si distingue da altri trasferimenti monetari perché non si riferisce a categorie specifiche di cittadini (come nel caso degli invalidi, delle neomamme, dei pensionati, dei disoccupati e via distinguendo), è anche vero che, comunque, si tratta di una misura che decide chi è povero e chi no: la soglia per accedere, i requisiti da rispettare creano comunque una distinzione, magari ritenuta dai più equa, ma comunque selettiva e discrezionale nello stabilire cosa è indice di povertà e cosa no.

Si aggiunga poi che il Reddito è composto da un beneficio economico e da una componente di servizi per il reinserimento sociale e lavorativo che viene decisa dall’amministrazione pubblica in base alla valutazione dei bisogni: pane per i denti dell’arbitrio burocratico.

(…) Esiste una misura più universale di un reddito per chi, nell’opinione del governo, è povero? Sì, esiste ed è diminuire il carico fiscale: l’unico intervento veramente generale per il quale non serve che lo Stato decida e verifichi il rispetto di requisiti e condizioni. Se si sono trovati soldi da redistribuire col Reddito di inclusione, perché non possono essere trovati per finanziare una diminuzione delle tasse?

In secondo luogo, la misura si limita a sostituire il Sostegno per l’inclusione attiva ed è incompatibile con la contemporanea fruizione, da parte di qualsiasi componente del nucleo familiare beneficiario, della Naspi e di altri ammortizzatori sociali per la disoccupazione involontaria. Da ciò si deduce che l’introduzione del Reddito ha solo in minima parte razionalizzato il welfare in cash tuttora esistente in variegate e selettive forme, aggiungendosi come nuovo strumento a un welfare assistenziale irrazionale e iniquo, secondo la stessa opinione di chi, negli anni, ha governato e promesso un suo profondo ripensamento. (…)  Chi crede nelle virtù della politica, crede in particolare nel fatto che i governi abbiano il coraggio che spesso manca, o vuole mancare, alla società. L’introduzione del Reddito è un’ennesima occasione mancata per dimostrare, a chi ci crede, che i governi questo coraggio ce l’hanno sul serio.

To Top