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Regione Liguria salva politici: non chiede danni per spese pazze…

GENOVA – La Regione non chiederà i danni ai politici per le spese pazze in Liguria. Cene, viaggi e vini pagati con i soldi dei rimborsi dell’attività politica, usati come una “aggiunta” allo stipendio, scrivono nelle carte agli atti gli uomini della Guardia di Finanza. I politici finiscono sotto accusa e vengono rinviati a giudizio, ma la Regione Liguria adotta un comportamento insolito: nel caso del procedimento a carico degli ex membri dell’Italia dei Valori si è costituita parte civili, mentre in quello in cui sono coinvolti gli altri partiti no.

Marco Grasso e Matteo Indice sul quotidiano Il Secolo XIX scrivono che il cambio di posizione nel chiedere o meno i danni ai consiglieri della Regione Liguria è arrivato insieme alla transizione politica dopo le elezioni regionali:

“Nel primo caso, concretizzatosi oltre un anno fa, al governo c’era ancora la vecchia maggioranza di centrosinistra, guidata da Claudio Burlando. Nel secondo si era già insediato il centrodestra guidato da Giovanni Toti. «Non volevamo ingolfare il processo», spiega il nuovo governatore. Che poi aggiunge una frecciata polemica ai suoi oppositori: «Non ci siamo costituiti parte civile nemmeno nell’inchiesta sull’alluvione che vede coinvolte Raffaella Paita (attuale capogruppo Pd in Regione, ndr) e Gabriella Minervini (dirigente, ndr). Questo non significa che rinunciamo a chiedere i danni, lo faremo in sede civile, se qualcuno verrà condannato».

Cene, vini e viaggi per due

La vicenda giudiziaria è tra le più note degli ultimi anni e ha riguardato quasi tutti consigli regionali del nostro Paese. Per anni, secondo la Guardia di Finanza, la stragrande maggioranza dei politici ha considerato i rimborsi destinati all’attività politica alla stregua d’un bancomat, in alcuni casi come un vero e proprio integrativo allo stipendio. Con soldi pubblici sono state pagate, così dice l’accusa, spese personali d’ogni tipo: cene, viaggi, parchi giochi, vini, notti in el, vestiti e regali assortiti. In soldoni, solo il secondo filone, 23 imputati di centrodestra e centrosinistra eletti nell’ultima legislatura, è costato alle finanze pubbliche oltre 1 milione di euro.

Le altre amministrazioni

E qui arriviamo al comportamento processuale. Gli atti sulla conclusione delle indagini vengono notificati alla Regione, identificata come parte lesa, passano attraverso l’ufficio legale e arrivano quindi alla giunta. La decisione finale sul costituirsi o meno come parte civile, e avere diritto dunque a un risarcimento già in sede penale, è del tutto politica. In giro per l’Italia, per fare qualche esempio, hanno deciso di farlo Lombardia, Piemonte, Sicilia e Molise. Mentre non hanno scelto questa strada Emilia-Romagna e Campania.

La Liguria, però, è l’unica amministrazione ad aver dato due indirizzi diversi. Ed è interessante rilevare come l’orientamento del passato fosse quello di farsi le proprie ragioni in prima persona: l’ente si era costituito parte civile, per dire, nel caso della ristrutturazione a fini privati con soldi regionali d’un villino a Mulinetti, in varie indagini su truffe sanitarie e pure nell’affaire derivati (il maxi-prestito ottenuto dalla banca giapponese Nomura a condizioni molto pericolose), dove si fece avanti già nella fase dell’indagine preliminare.

L’interrogazione dei M5S

Va detto che nei mesi precedenti la scadenza dei termini per presentare l’istanza, i partiti non si sono affannati nel domandare un intervento della giunta regionale. L’unica sollecitazione risale a febbraio, quando Fabio Tosi, consigliere del Movimento Cinque Stelle (formazione entrata in consiglio nella legislatura successiva a quella sotto inchiesta), sul punto presentò un’interrogazione. Da allora, e fino a ieri, sul caso è calato il silenzio. E a essere ammesso come parte civile, alla fine, c’è solo l’associazione di consumatori Codacons”.


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