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Risvegli dal coma. I casi famosi: Crisafulli, Vannucci, Tresoldi…

ROMA – Risvegli dal coma, dallo stato vegetativo, dalla morte cerebrale. Quello di Rosalba Giusti, la donna palermitana di 68 anni tornata cosciente dopo quattro anni passati in un letto di ospedale per neurolesi a Messina, ha fatto molto parlare, ma non è l’unico.

Valentina Arcovio su La Stampa ricorda i casi più noti di risvegli, sottolineando che ogni caso è diverso dall’altro: alcuni rientrano nella sfera dei “risvegli probabili”, altri in quella dei cosiddetti “risvegli miracolosi”.

SALVATORE CRISAFULLI – Si è risvegliato dopo esser rimasto poco più di due anni immobile nel letto senza interagire con il mondo esterno. Dopo il tragico scontro con un furgoncino dei gelati nel 2003, mentre accompagnava uno dei suoi 4 figli a scuola in vespa, il catanese Crisafulli è rimasto, a detta dei medici, in stato vegetativo. Poi il suo risveglio eccezionale nell’aprile 2005: l’uomo era vigile e attento. Da lì le speranze di riprendere in mano la propria vita.

Certo, Crisafulli rimase paralizzato completamente, ma riusciva comunque a comunicare con gli occhi e a fare leggeri movimenti del capo. Questo gli ha anche permesso di impegnarsi socialmente nel sostegno a persone nella sua stessa condizione, fondando l’associazione «Sicilia Risvegli». Crisafulli morì una mattina del 21 febbraio del 2013 nella sua casa di Catania, circondato dai suoi familiari.

GRETA VANNUCCI – Rimasta in uno stato di «coscienza minima» all’età di 17 anni, a causa di un terribile incidente stradale, la ragazza di Gassino (Torino) si è «risvegliata» dopo due anni. Grazie all’impianto di un elettrostimolatore, la sua coscienza è riemersa. Dopo 4 mesi si sono iniziati a registrare forti miglioramenti: ha cominciato a rispondere a comandi minimi (alza il braccio, piegalo, abbassalo) pur rimanendo le sue condizioni molto gravi. La tecnica utilizzata per ricostruire il contatto col mondo fece notizia, pubblicata sulle pagine della rivista internazionale Journal of Neurology. Ma a 4 anni di distanza dall’intervento, nel 2012, Greta è morta. 

MASSIMO TRESOLDI – Era la sera di Natale del 2000, quando Max riemerge da 9 lunghissimi anni di buio, lasciando la sua mamma a bocca aperta nella sua casa di Carigate, in provincia di Milano. Aveva vent’anni Max quando il 15 agosto del 1991 entrò in stato vegetativo a seguito di un incidente automobilistico. Poi il suo eccezionale risveglio sotto gli occhi della madre che improvvisamente ha visto suo figlio tentare di farsi il segno della croce. La sua condizione è migliorata con gli anni, grazie al sostegno della sua famiglia. Il suo è stato definito come un caso unico al mondo. 

GARY DOCKERY – E’ rimasto in stato vegetativo per 7 anni fino a quando ha iniziato a parlare con la sua famiglia come se nulla fosse. Proprio mentre i suoi cari stavano valutando l’eventualità di lasciarlo andare per sempre. Dockery era un poliziotto a Walden, in Tennesee. Aveva 33 anni, quando nel 1988, rimase coinvolto in un conflitto a fuoco. Gli spararono una pallottola in testa e venne trasportato d’urgenza in ospedale. Lì i medici furono costretti a sottoporlo ad un’operazione che gli tolse il 20% del cervello, non riuscendo comunque a rimuovere il proiettile e i frammenti di cranio. Poi il lunghissimo sonno, durato sette anni. Fino al suo eccezionale risveglio e ben 18 ore di chiacchiere continue. Dopo ha iniziato a parlare di meno, pur riuscendo a mettersi seduto sulla sedia a rotelle. Morì dopo circa un anno il 15 aprile 1997.

TERRY WALLIS –  Si è risvegliato dopo 19 anni e ha iniziato a parlare. Il caso di Wallis, meccanico dell’Arkansas, ha fatto il giro del mondo. Aveva 20 anni, quando il 13 luglio 1984 rimase in coma a seguito di un incidente stradale. Per quasi 20 anni il buio più totale. Poi nel 2003, quando Wallis era ormai un 45enne, è passato da uno stato di «minima coscienza» a parlare. Tutto questo nello stupore generale. I dottori infatti erano convinti che non si potesse più risvegliare.

La sua prima parola è stata «mamma», in onore a colei che ha sempre creduto nel suo recupero. Da esami approfonditi, è emerso che le fibre cerebrali di Wallis si sono riorganizzate e hanno ripreso a funzionare senza l’intervento di alcun farmaco. Wallis è rimasto paralizzato. 


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