Blitz quotidiano
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Roma, campi rom abusivi: sgomberati, rispuntano dopo poco

ROMA – Insediamenti abusivi: a Roma il semplice sgombero non funziona. Basta che i vigili si distraggono per qualche settimana e quelli tornano di nuovo, magari con qualche accorgimento in più, ma la sostanza è la stessa. Baracche nel fango, panni stesi, sporcizia e promiscuità. Nella capitale, secondo il Messaggero che raccoglie le proteste dei residenti, i “villaggi rom” sono spuntati in due zone ripulite da poco:

Tra Ponte Testaccio e Ponte dell’Industria tra rovi e fratte spuntano tende, cumuli di rifiuti, fili appesi ai rami, materassi nel fango. Gli invisibili tornano quando i controlli non ci sono più, quando il verde di Roma viene abbandonato: succede anche alla stazione metro B di Quintiliani. Due casi emblematici: nella zona sud-ovest della città, quella della movida e a pochi passi dal centro. Ma anche in quella est, in periferia. Il copione non cambia: «Se le zone non vengono tenute sotto controllo, gli accampamenti abusivi tornano» dicono i residenti. L’altra faccia degli invisibili sono le proprio le proteste dei residenti. Il degrado chiama altra degrado. E intanto l’Ama ogni anno spende 60 mila euro per intervenire sulla bonifica soltanto dei micro-accampamenti. Si parla di cifre a 5 zeri per il costo di pulizia dei maxi insediamenti.

Gli accampamenti abusivi sono oltre 260.

Sono soprattutto insediamenti di nomadi: in viale Palmiro Togliatti (VII municipio) bruciano materiali, i residenti protestano, ma nulla si muove. Al ponte delle Valli altri roghi. Tempo fa la Prefettura pensava di applicare la direttiva utilizzata nella Terra dei fuochi per l’iÈntroduzione del reato di combustione di rifiuti con pene fino a due anni. Ma nella Roma delle favelas e degli invisibili tutto è fermo.


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