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Roma, multe di amici e parenti “dimenticate” nel cassetto

ROMA – Le multe di parenti e amici? Sistematicamente finivano nel cassetto del suo ufficio. Così Luana C., vigilessa di Roma, in servizio presso il Gruppo XIII Aurelio, ha cancellato le contravvenzioni di 29 persone con le quali aveva rapporti più o meno diretti: familiari, conoscenti e amici degli amici. La donna che era addetta proprio al Reparto Elaborazione Sanzionatorio, dovrà ora difendersi a processo dall’accusa di abuso di ufficio.

L’escamotage era il seguente: occultando le contravvenzioni la vigilessa avrebbe evitato che i ricorsi arrivassero in Prefettura entro i 60 giorni previsti per legge, facendoli così risultare tutti accolti di default. Ad accorgersi del cassetto, pieno zeppo di multe “dimenticate”, sono stati gli stessi colleghi della donna che l’hanno denunciata.

Il quotidiano Il Messaggero riporta le imputazioni:

«Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso», ha scritto il pm, «nella qualità di istruttore di polizia municipale in servizio presso il XIII Gruppo Aurelio, nello svolgimento di responsabile dell’attività istruttoria delle pratiche d’ufficio svolte nel Reparto Elaborazione Sanzionatorio, ha violato sia gli obblighi di lealtà correttezza e trasparenza incombenti sui pubblici ufficiali sia le prescrizioni del Codice della Strada, che prevede che il responsabile del comando cui appartiene l’organo accertatore trasmetta gli atti al prefetto nel termine di 60 giorni dal deposito o dal ricevimento del ricorso». In caso di mancato rispetto del termine infatti il ricorso si ritiene accolto («trattandosi appunto di un termine perentorio», ha sottolineato il pm nel capo di imputazione). La vigilessa invece avrebbe «omesso di trasmettere al Prefetto entro il termine gli atti relativi ai 29 ricorsi, procurando intenzionalmente agli autori della violazione un vantaggio patrimoniale, consistente nel mancato pagamento della sanzione amministrativa, in assenza di qualsivoglia valutazione sulla fondatezza dell’accertamento». Secondo una prima ipotesi dell’accusa la vigilessa avrebbe addirittura abbozzato i ricorsi per poi lasciarli depositati in un cassetto. Tra le multe, così decadute, sorpassi azzardati, divieti di sosta, passaggi col rosso, parcheggi in doppia fila. Multe tra i 40 e gli 80 euro. Il legale della vigilessa, l’avvocato Massimo Biffa, è certo di provare l’innocenza della sua assistita in fase di processo: «Quelle multe non erano di sua pertinenza».


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