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Roma, ospedali Fatebenefratelli a rischio chiusura

ROMA – Gli ospedali del Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina e il San Pietro in via Cassia sono a rischio chiusura per “irregolarità strutturali“. La Procura di Roma ha riscontrato problemi di inagibilità e impianti non a norma e gli ospedali avranno 8 mesi di tempo per adeguarsi o rischieranno lo stop. I problemi sono emersi dopo le ispezioni dell’Asl e ormai sono passati 24 mesi da quando le prime irregolarità sono emerse e il tempo per porre rimedio è poco. Una chiusura che implica 700 posti letto in meno nella capitale, 7mila parti e 65mila accessi al pronto soccorso all’anno.

Michela Allegri e Mauro Evangelisti sul Messaggero scrivono che al momento Roma non può fare a meno dei 700 posti letto, soprattutto ora tra Giubileo e allarme terrorismo, motivo per cui altri 8 mesi per portare a termine i lavori di adeguamento sono stati concessi alle strutture ospedaliere:

“Per i lavori al Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina (fa capo direttamente alla Curia generalizia dell’ordine) ci sono stati problemi a causa dei vincoli della Soprintendenza (è un edificio di 500 anni fa). Secondo Alessio D’Amato, direttore della cabina di regia della sanità, i tempi saranno rispettati e si procederà all’accreditamento. Dall’ultima ispezione della Asl sono emerse nei due ospedali le criticità: «Non hanno completato gli adeguamenti». Al San Pietro la Asl Rm1 ha riscontrato la presenza di «sale parto di dimensioni inadeguate e di numero insufficiente». Manca una sala di emergenza. «La struttura non è in grado di fornire una data certa di completamento degli interventi». Criticità anche nel nosocomio sull’Isola Tiberina. La Asl, a seguito di verifiche del 30 luglio 2014, ha attestato la «non conformità dei requisiti di autorizzazione e per l’accreditamento». Le irregolarità riguardano «l’assenza di deroga per i locali al piano interrato», dove vi sono i laboratori di diagnostica e di analisi, e le sale operatorie. Il 24 luglio 2015 l’ospedale ha trasmesso agli uffici regionali un Piano di adeguamento, indicando «ottobre 2016 come data di completamento».

Marco Longo, direttore generale dell’ospedale San Giovanni Calabita Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina. C’è il rischio che Roma debba rinunciare a un ospedale tanto importante?

«No, siamo fiduciosi che riusciremo a rispettare le date indicate dal piano di adeguamento, che è conosciuto anche dalla Regione. Stiamo procedendo nei tempi previsti».

Come mai ancora i lavori di adeguamento, richiesti per ottenere l’accreditamento da parte della Regione, non sono stati completati?

«Teniamo conto che stiamo svolgendo dei lavori complicati, in un edificio che ha 500 anni di storia. Per ogni intervento di adeguamento dei locali dobbiamo richiedere autorizzazioni alla Soprintendenza, vi sono dei vincoli. Per questo gli interventi vanno eseguiti con molta attenzione. Però sono convinto che quando tutto sarà concluso, non solo avremo ottemperato alle disposizioni necessarie per l’accreditamento, ma avremo anche un ospedale migliore, più efficiente, all’avanguardia».

Quanto è importante l’ospedale Fatebenefratelli per il servizio che svolge nel cuore della città nei giorni in cui si sta svolgendo il Giubileo e tenendo conto dell’allarme terrorismo presente in tutte le grandi città europee?

«Alcuni elementi: ci troviamo vicino al Ghetto e a ridosso dell’area di Città del Vaticano. Inoltre, nel nostro ospedale c’è un pronto soccorso di grande importanza, è un Dea di primo livello. Svolgiamo una funzione chiave anche per i parti, 4.200 all’anno. Qui nasce un terzo dei bambini romani. In altri termini, è quanto mai fondamentale che si ottenga l’accreditamento e stiamo lavorando nel modo migliore possibile per finire in tempo tutti gli interventi richiesti»”.


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