Rassegna Stampa

Ryanair, la lettera di Adriano Ingrosso, ex comandante ora in Cina: “Qui guadagno 5 volte di più”

Ryanair, la lettera di Adriano Ingrosso, ex comandante ora in Cina: "L'Italia rischia di fare la stessa fine"

Ryanair, la lettera di Adriano Ingrosso, ex comandante ora in Cina: “L’Italia rischia di fare la stessa fine”

MILANO – Il caso Ryanair emblema di quello che sta succedendo all’Italia intera, l’amministratore delegato Michael O’ Leary come i governi italiani: ignorano le esigenze dei giovani, che alla fine vanno all’estero. E difficilmente tornano indietro.

Una situazione di cui si parla molto, ma che nelle parole di Adriano Ingrosso, ex pilota di Ryanair oggi comandante presso la compagnia aerea cinese Xiamen Air, acquista la concretezza di quel che davvero potrebbe accadere all’Italia: ridursi come si sta riducendo la compagnia low cost irlandese.

“Sono un comandante (giovane, alla soglia dei 30 anni) ex Ryanair, impiegato nel sud-est della Cina da inizio anno con stipendio quintuplicato”, scrive Ingrosso nella lettera inviata ad alcuni giornali e pubblicata dal Sole 24 Ore. “Scrivo questa lettera perché è evidente che quello che sta succedendo in quell’azienda è un buon indicatore di cosa potrebbe accadere fra qualche anno in Italia.

I cittadini giovani, così come i dipendenti Ryanair non hanno fatto molto rumore negli ultimi anni. Non sono scesi in piazza, non hanno protestato. Hanno però fatto una cosa molto più radicale e grave: hanno votato con i piedi.

Un esodo silenzioso, sottovalutato e sminuito da chi è al potere (vedi il governo italiano con i giovani o l’amministratore delegato di Ryanair O’Leary con i piloti). Problema ignorato fino alla crisi della settimana scorsa, quando le operazioni e la credibilità aziendale sono state compromesse in modo grave.

Ci sono due modi per rimpiazzare un comandante:
1) Assumere un dipendente, addestrarlo da zero e poi fare in modo di trattenerlo in azienda offrendo condizioni adeguate ai competitor.
2) Attirare con delle buone condizioni lavorative e contrattuali un comandante già in carriera (quindi qualcuno con minimo 7 anni di volo e studio alle spalle, nella maggior parte dei casi 15 anni o più).

Una mattina si sveglieranno i pochi rimasti in Italia e si accorgeranno che i conti non tornano.
I laureati e i diplomati che sono costati allo stato miliardi di euro non saranno rimpiazzabili da stranieri (che sono ben felici di andare a fare le vacanze in Italia, un pó meno di affittarsi casa nella capitale dove i mezzi pubblici sono inefficenti, le buche un rischio mortale e l’80% delle persone non capisce l’inglese).

Si cercherà quindi di far tornare in patria gli italiani emigrati. In due modi: quello soft, introducendo sgravi fiscali per i rimpatriati (come già ha fatto lo stato italiano in passato e come sta facendo la Ryanair adesso dando un bonus di importo ridicolo per assumere o trattenere in azienda i piloti). Peccato che la politica dei bonus sia precaria perché ha solo un effetto temporaneo, e comunque chi emigra difficilmente ritorna. Specialmente dopo aver sperimentato come si sta nelle nazioni concorrenti: strade senza buche, servizi efficenti, giustizia sociale, tribunali funzionanti, buoni stipendi e la maggiore possibilità di ottenere la pensione nei 192 paesi su 195 che hanno un debito pubblico in rapporto col Pil inferiore all’ Italia.

Ci sarà anche quello coattivo: così come in Eritrea e Usa verrà considerata la tassazione universale dei redditi prodotti all’estero dai cittadini Italiani residenti Aire (buona fortuna per l’incasso). I giovani sono irrilevanti politicamente vista la loro inferiorità numerica (e quindi numero di voti), ma escluderli dal processo decisionale e favorire gli altri non sará la soluzione. Come abbiamo finalmente visto, un sistema (aziendale o paese) può essere messo in ginocchio proprio dalla parte debole, anche senza che essa abbia combattuto in modo convenzionale”.

Infine, Ingrosso rivolge un consiglio ai governanti italiani, lui che certo non è un disoccupato o uno che ha uno stipendio da fame, ma che si rende conto che il mal comune non è affatto mezzo gaudio:

“Prima di aggiornare i manuali sulla teoria dei giochi con questa eventualità della “primavera invisibile”, consiglierei di affrontare il problema. I nati dal 1975 in poi non hanno quasi nessuna responsabilità nella creazione del debito abnorme che ha garantito un benessere (economicamente insostenibile e quindi fasullo) alle generazioni precedenti, a scapito di quelle successive. Attenzione: bisogna trattare bene i pochi giovani coraggiosi che sono rimasti (ormai ci vuole più coraggio per restare che per andarsene), altrimenti sarete costretti a ripagarvi da soli quel debito”.

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