Blitz quotidiano
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Varazze, scuse dei furbetti: “Timbrai in ciabatte perché…”

SAVONA – Augusto Tagliero, netturbino di 50 anni, non ci sta a passare per fannullone. Lui è uno dei dipendenti del Comune di Varazze, in provincia di Savona, beccato a timbrare il cartellino in ciabatte e torso . Ma non è quel che sembra, dice lui, che ha una spiegazione per ognuna di quelle pause troppo lunghe dal lavoro contestategli dai carabinieri.

Alberto Parodi sul Secolo XIX elenca una ad una le scuse contenute nel memoriale difensivo consegnato in Procura:

Era a torso , pantaloncini e ciabatte perchè si stava cambiando al piano di sopra nello spogliatoio. Si è accorto che non aveva timbrato, che non aveva strisciato il badge per il fine turno e allora è sceso così come si trovava. Le soste nei negozi di ferramenta servivano a comprare materiale da lavoro per il Comune. Sacchi della spazzatura. Calce, scope, lucchetti.

Le ricevute venivano fatte poi successivamente, cumulative. Le soste al bar? Per mangiare. Gli antinfiammatori li deve infatti prendere a stomaco pieno. Le tappe in farmacia? Per comprare le medicine. È invalido civile al 67%. La siesta ai Piani d’Invrea? Problemi alla schiena. Il rame recuperato dai cassonetti della spazzatura? Eccesso di zelo nell’adempiere alle direttive comunali di dedicarsi anche alla raccolta differenziata quando possibile.

È il senso delle giustificazioni per le sue pause durante il lavoro ritenute troppo lunghe dai carabinieri fornite nel memoriale difensivo consegnato in Procura dal legale di Augusto Tagliero. Il cinquantenne dipendente comunale varazzino al centro dell’inchiesta per truffa insieme ad altri due colleghi chiusa con la contestazione di un presunto danno erariale finale di 104 euro. «Cifra che riteniamo sia destinata a scendere ulteriormente con le spiegazioni che siamo in grado di fornire» ha spiegato ieri l’avvocato Francesco Giusto. Tagliero abita in frazione “Le Faie”.

«Non si può certo dire a me che venivo a timbrare in mutande nel magazzino comunale per poi farmi 7/8 km e tornare indietro a casa, a dormire». È lo sfogo affidato al legale da parte del dipendente- netturbino. Indagato insieme al collega Maurizio Di Leo, 48 anni savonese, e all’ex Giuseppe Sirello, 60 anni, ora in pensione. Sfogo davanti alle sue foto e video effettuate durante i pedinamenti dei carabinieri andate in onda ieri sui tg nazionali. L’avvocato Giusto nei giorni scorsi ha presentato una memoria difensiva in Procura e ha chiesto al pm Daniela Pischetola di interrogare il dipendente.

«Abbiamo un chiarimento per la maggior parte delle contestazioni. Le pause erano per motivi di salute e per lavori. Gli acquisti senza ricevuta? Erano di importi minimi. Abbiamo chiesto anche di sentire i titolari dei negozi».