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Scontro treni, Riccardo Scamarcio: “Andavo a scuola su quel treno”

BARI – Anche l’attore Riccardo Scamarcio conosce bene la tratta ferroviaria tra Andria e Corato, dove i due treni si sono scontrati il 12 luglio e almeno 23 persone sono morte nello schianto. L’attore in una intervista ha raccontato che prendeva spesso quel treno per andare a scuola, lui che è nato a Trani. “Non lo chiamavamo nemmeno treno, ma trenino perché non andava a velocità elevata, era una specie di metropolitana tra Bari e Barletta”, racconta Scamarcio.

Emilia Costantini lo ha intervistato per il Corriere della Sera e Scamarcio ha parlato dei suoi ricordi di ragazzo, di quando anche lui faceva il pendolare sul trenino per andare a scuola e si è detto profondamente addolorato e attonito per la tragedia:

“Lei ha ancora lì tutta la sua famiglia. Quando ha saputo della notizia ha temuto che su quei treni ci potesse essere qualche familiare?
«Per fortuna no. Nei giorni scorsi ero in Puglia e ho appreso la notizia proprio mentre ero al telefono con mio fratello, quindi conoscevo la posizione fisica dei miei parenti e, da subito, ho capito che non c’era questo pericolo. Però ho degli amici che hanno dei conoscenti diretti che sono stati coinvolti nella strage».

Le immagini del disastro che cosa le hanno evocato?
«Penso a quel ragazzino, Antonino, che tornava dall’esame a scuola come me tanti anni fa. Penso a quel contadino che stava curando i suoi ulivi ed è stato centrato da una scheggia… Penso soprattutto al fatto che a volte il destino si mette proprio d’impegno affinché accadano delle cose che hanno dell’incredibile: la Puglia è una regione pianeggiante e quei due treni viaggiano su un rettilineo, ma il tratto dove è avvenuto l’incidente è l’unico dove c’è una curva, quindi non hanno avuto il tempo di vedersi, di reagire in qualche modo… Da quello che ho capito, non erano dotati di un sistema autofrenante, né di sensori con cui un treno “intelligente” avrebbe avvertito l’arrivo dell’altro sullo stesso binario».

La figlia di una vittima ha chiesto in lacrime di fare chiarezza, affinché i soliti poteri forti non nascondano le responsabilità.
«Non credo che ci sia una questione di poteri forti, ma semmai deboli. Non credo nemmeno ci possa essere la volontà di nessuno nel creare una simile tragedia. Certo, ci sarà stato qualcuno che ha sbagliato, e ora le indagini faranno il loro corso, ma forse la responsabilità più grave consiste nel fatto che quando si tagliano le risorse a certi servizi pubblici occorre fare molta attenzione: quei treni sono importanti per la comunità locale e un ammodernamento della tratta per renderla all’altezza del compito sarebbe fondamentale. Ma queste considerazioni andrebbero fatte a priori, non a posteriori. E il dolore dilaniante di chi si è trovato coinvolto con i propri cari, pagando un prezzo altissimo, non può essere alleviato da queste riflessioni. Ci ritroviamo impotenti di fronte a un evento nefasto che ci atterrisce e ci fa capire che noi esseri umani siamo tutti “sotto al cielo”, come diciamo in Puglia: molte cose dipendono dalle nostre azioni, altre dagli dei».

Il destino di cui parlava prima?
«Il destino ci rincorre. Mi tornano in mente le storie di persone che si salvarono miracolosamente dalla strage delle Torri Gemelle e, poco tempo dopo, morirono in altri incidenti. La morte fa parte della vita, che ci piaccia o no. Bisogna fare appello alla propria spiritualità per accettarla. Non mi riferisco a una questione religiosa, né di fede, ma al mistero che domina la nostra esistenza… Non possiamo far altro che prenderne atto. In un caso come questo resta solo il rispetto per la sofferenza delle vittime. Il silenzio è l’unica cosa che merita di essere detta»”.

 

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