Blitz quotidiano
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Sigarette? Pay tv? Così il furbometro stana finti poveri

VERCELLI – Quante sigarette fumi al giorno? Quanto spendi per viaggi e vacanze? Hai la pay tv? E quanti veicoli possedete in famiglia? Sono le domande del “furbometro”, un ingegnoso questionario messo a punto dal sindaco di Gattinara, 8400 anime in provincia di Vercelli, per stanare i furbetti del contributino, quelli cioè che si fingono meno abbienti solo per scucire qualche soldo alle casse del Comune. Dei richiedenti, spiega il primo cittadino Daniele Baglione, solo uno su quattro è davvero con l’acqua alla gola.

Giuseppe Orru sul quotidiano La Stampa illustra il metodo che differenzia le cicale dai bisognosi:

Un metodo per stanare chi, in malafede o con poca coscienza, gestisce male il proprio bilancio famigliare. «Così – dice il sindaco – abbiamo respinto circa il 20% delle domande di contributi arrivate dai servizi sociali. Sono una cinquantina ogni anno le famiglie che chiedono di accedere ai fondi e compilano il questionario. E’ un modo per tutelare chi ha veramente bisogno». Perché per alcuni, chiedere un aiuto in Comune non vuol dire rinunciare al superfluo. «Chi fuma un pacchetto di sigarette al giorno – dice Baglione – deve annotare circa 1.500 euro l’anno di spesa». Poi c’è la mamma che, avendo ottenuto il massimo dello sconto per la retta dell’asilo nido, dichiara di spendere centinaia di euro l’anno per la palestra. Altri hanno presentato una dichiarazione dei redditi da nullatenenti, ma con una spesa annua di 5 mila euro di carburante, o pacchetti full optional per le pay tv nonostante un lavoro saltuario. Le domande stanano anche chi non ha neppure un veicolo intestato ma usa auto di famigliari che però sono di grossa cilindrata.

Il “furbometro” ha quattro sezioni. La prima, le spese per la casa: affitto, mutuo, bollette di luce, acqua e riscaldamento, ma anche spese per la pay tv e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici. Bisogna dare anche informazioni sui mezzo di trasporti utilizzati in famiglia, anche se non di proprietà (tipo di auto e cilindrata), costi di bollo, assicurazione e carburante. Nella terza parte, le spese del nucleo famigliare: mediche, scolastiche, provviste alimentari, viaggi, fumo, sport e tempo libero. E’ questa parte la principale causa del rifiuto delle domande di aiuto. Poi le entrate; oltre al reddito vanno dichiarati gli aiuti da parte di famigliari.

Se le voci “superflue” (come fumo o viaggi) sono alte è fatto notare al richiedente. Come quella volta che dal sindaco si sono presentati mamma e figlio: lei disperata e lui ricoperto da tatuaggi, che però non sono una voce del “furbometro”. Neanche in Comune ci avevano pensato.