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Silvano Grisenti, condanna corruzione: giudice lo reintegra

TORINO – E’ stato condannato, in via definitiva, per corruzione, truffa aggravata e tentata violenza privata. Ma per il giudice del Lavoro Silvano Grisenti va reintegrato. La vicenda si svolge in Trentino, dove Grisenti è stato asre provinciale ai lavori pubblici con Lorenzo Dellai e poi ex presidente dell’A22, l’Autobrennero. Carica che è stato costretto a lasciare in seguito a un’indagine giudiziaria. E’ così che è tornato al suo vecchio posto in Regione fino al 2012 quando si è messo nuovamente in aspettativa perché eletto in Consiglio provinciale. Ma con la condanna definitiva in Cassazione, nel 2015, decade per effetto della Legge Severino. A quel punto torna a lavorare in Regione ma poco dopo viene licenziato, per ovvie ragioni. Nonostante tutto questo il giudice del Lavoro Giorgio Flaim ha ordinato il suo reintegro.

Giuseppe Salvaggiulo sul quotidiano la Stampa ripercorre nel dettaglio la vicenda:

Nel 2015 la sentenza definitiva della Cassazione lo giudica colpevole di tre reati. Corruzione per aver chiesto e ottenuto da un imprenditore la promessa di un incarico per il fratello ingegnere; tentata violenza privata per aver provato a costringere una coop a rinunciare a un ricorso al Tar che avrebbe penalizzato l’Autobrennero, paventando in caso contrario conseguenze negative su altri appalti; truffa per aver organizzato e pagato con la carta di credito aziendale «pranzi di natura politica» con «esponenti del suo partito» spacciandoli per incontri di rappresentanza, per circa mille euro.

Grisenti viene condannato a un anno di reclusione. Ricevuta notizia, il Consiglio provinciale delibera la sua decadenza dalla carica elettiva, come prevede la legge Severino. Grisenti torna a lavorare ma per poco, perché la Regione lo licenzia. Grisenti, che si è sempre professato innocente, ricorre al giudice del lavoro. E ottiene ragione.

Sostiene il giudice Giorgio Flaim che la condanna penale riguarda un periodo in cui Grisenti era «presidente di una Spa e non poteva dirsi pubblico impiegato». Ma omette di ricordare che la Autobrennero Spa è a controllo pubblico (83%), la Regione ne è prima azionista (32%) e ne nomina i vertici.

Né si può sostenere, dice il giudice, che la condanna per quei reati contro la pubblica amministrazione sia sufficiente a far venire meno il rapporto di fiducia tra pubblica amministrazione e dipendente. Fu corrotto e truffatore, ma difficilmente lo sarà in futuro. Le sue nuove mansioni (controllo di regolarità su associazioni impegnate in progetti internazionali) sono diverse da quelle che lo fecero cadere in tentazione. Non avendo poteri di rappresentanza della Regione, «verosimilmente mai si troverà a gestire in prima persona i contatti diretti con imprese appaltatrici o con esponenti di altre istituzioni. Ed essendo sprovvisto di poteri di spesa, verosimilmente mai si troverà a poter chiedere rimborsi all’ente datore per spese assunte nell’ambito di iniziative da lui stesso promosse».

Invano obietta la Regione che «non è possibile ridurre a bagatella la condanna definitiva per alcuni reati particolarmente gravi. «La giusta causa di licenziamento è radicalmente insussistente», conclude il giudice condannando la Regione a reintegrare Grisenti nel suo posto, oltre a versare un risarcimento pari a un anno di stipendio più contributi previdenziali e interessi.