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Sindaco Vigevano: “Me ne fotto di 4 maestre che protestano”

VIGEVANO – “Me ne fotto di quattro maestre che protestano”. Con queste parole il sindaco di Vigevano Andrea Sala si è rivolto alla platea del Rotary Club a Villa Necchi sulla città metropolitana. Ed è scoppiata la bufera. Il riferimento è alla protesta di mamme e insegnanti contro la decisione di chiudere o privatizzare alcuni asili e scuole materne della città.

Nel video pubblicato dalla consigliera Pd Daniela Tartaglia e ripreso dalla pagina Facebook Vigevano City, il primo cittadino afferma senza mezzi termini di essersi “ricandidato non per gestire quattro insegnanti che protestano per gli asili o, in passato, per le mense”. Di più: “Me ne fotto di queste cose, scusate il termine, guardo in prospettiva”.

Riporta la Provincia Pavese:

Tre asili nido e tre scuole materne comunali rischiavano la chiusura, decisa dallo stesso Comune, ma per salvarli, dopo le proteste, sindaco e maggioranza hanno lanciato il progetto “Pollicino 2.0”. Ovvero, un bando pubblico per la costituzione di nuovi asili “a gestione mista”, cioè gestiti da un privato ma in spazi e con contributi comunali.

Dal 2015 al 2018, a Vigevano andranno in pensione 14 educatrici di asilo nido e 19 maestre della materna,professionalità che hanno un costo annuo di circa 35mila euro lordo ciascuna. Solo per gli asili nido, il Comune dovrebbe investire 490mila euro su nuove assunzioni.

«La legge finanziaria 2016 – ricordava in un’intervista alla Provincia Pavese il sindaco Andrea Sala – impone di sostituire con nuove assunzioni solo il 25% dei dipendenti pubblici che vanno in pensione». Trattandosi di asili nido, «il rapporto tra educatrici e bambini deve essere 1 a 8, ma con le collocazioni a riposo della maestre, da qui al 2019 non siamo in grado di garantire questa proporzione».

Il piano di razionalizzazione. A gennaio era stata annunciata la chiusura del Centro gioco e della sezione di Raccordo, del Nido Gusberti, del Trottola e dell’Arcobaleno. Prevista la chiusura anche della sezione Primavera in viale Beatrice d’Este e una sezione della scuola d’infanzia Cararola.

Alla fine della razionalizzazione sarebbero rimasti tre asili nido (Gioia, Piccoli-Grandi e Giardino) e tre scuole dell’Infanzia (Cocconi-Cervi, Cararola e Deomini). Mamme e maestre hanno iniziato a rafccogliere firme per protesta: chiedevano al Comune di ripensarci, per non lasciare i bambini senza asilo.

A quel punto il sindaco e la giunta hanno annunciato la proposta di privatizzare i nidi conservando le sedi comunali prendendo a modello il nido interaziendale Pollicino a gestione privata in locali del Comune.

La protesta, però, non si è mai sopita, occupando anche diverse sedute di Consiglio comunale e giovedì il sindaco dovrebbe incontrare le mamme