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Stefanina, 83 anni, Nonna Galera non vuole morire in cella

CAGLIARI – Spacciava per mantenere i suoi 8 figli. Stefanina Malu ha 83 anni e da quasi 30 entra ed esce dal carcere: lunghi periodi di semilibertà, arresti domiciliari, poi di nuovo dietro le sbarre. E’ la detenuta più vecchia d’Italia e ora non si regge più nemmeno in piedi: è in un letto di ospedale e per scendere ha bisogno della sedia a rotelle. Per questo dinanzi alla sua porta non c’è neppure una guardia a controllare che non scappi. Ma per i giudici “Nonna Galera” non è in grado di redimersi.

Intervistata da Nicola Pinna per il quotidiano La Stampa, la donna racconta la sua vita criminale per “mantenere gli 8 figli”. Con una supplica: “Non voglio morire in cella”.

“La droga è una cosa brutta, lo so, anzi l’ho sempre saputo. Ma per me lo spaccio era un lavoro. L’unico lavoro, perché nel quartiere non ce n’era altro. Solo così potevamo vivere dignitosamente. Ho venduto di tutto, mai roba sporca. Non ho morti sulla coscienza. Ho fatto il lavoro sbagliato, però ho pagato per tutti. Ogni volta la polizia e i carabinieri hanno accusato me: mi sono presa tante condanne, ma non ero l’unica che vendeva droga in città. Adesso non ce la faccio più a stare dentro il carcere: la cella per me è diventata un inferno”.

L’ultima volta che i carabinieri hanno fatto irruzione a casa sua, nel quartiere di Is Mirrionis, Nonna Galera aveva già 82 anni e stava finendo di confezionare duecento dosi. Cocaina ed eroina, tutto pronto per essere consegnato ai soliti clienti. In quel periodo Stefanina Malu era ancora ai domiciliari e in un attimo è tornata in cella.

A dicembre, tre mesi dopo l’arresto, il suo avvocato ha presentato un’istanza di scarcerazione, ma per convincere il magistrato non è stato sufficiente neanche far leva su età e condizioni di salute. Ancora deve scontare un anno e mezzo ma anche lei ha perso il conto delle condanne. “In carcere mi vogliono tutti bene, ma quel posto per me è diventato insopportabile. Io li dentro non ci faccio più nulla e tutti, guardie comprese, dicono “questa donna deve andarsene a casa”. Invece, mi hanno dimenticato: mi hanno concesso solo tre ore di libertà per il funerale dei miei due figli. Forse vogliono farmi morire in cella?”.

Dopo tanti anni di lavoro nel più florido mercato della droga della città, Stefanina Malu non è riuscita a diventare ricca. “Altro che ricca, per noi la vita è sempre stata difficile. Difficilissima. Se avessi fatto tanti soldi, di certo, non avrei vissuto in una casa comunale. Polizia e carabinieri mi hanno sempre trattato come il peggior delinquente del quartiere, ma non è vero niente. Ho solo messo insieme i soldi necessari per tirar su otto figli”.

Nella zona di Is Mirrionis, una piccola Scampia in versione cagliaritana, nonna Stefanina era considerata una specie di capo dei capi. “Mi vogliono tutti bene, non ho mai avuto paura. Chi voleva qualcosa da me veniva a cercarmi”. “A casa sua, di certo non per bere il caffè, ci siamo andati in tanti”, conferma un fruttivendolo del mercato comunale di via Quirra. Le donne che passano il pomeriggio nelle panchine la rinnegano, anzi alla prima domanda su Stefanina Malu si alzano e se ne vanno. Ma il paninaro di piazza Medaglia Miracolosa non si vergogna a difenderla: “Qui la conosciamo tutti. Sappiamo tutti che ha sbagliato, ma adesso perché la giustizia si accanisce contro di lei?”.