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Super batteri resistenti agli antibiotici: allarme a Genova

GENOVA – L’incubo descritto dai medici americani che hanno curato la donna colpita dal super batterio, con tutti gli antibiotici conosciuti, poi rivelatisi inutili, è ben noto anche nelle corsie italiane. In particolare, l’era post antibiotica è già cominciata a Genova e in Liguria, dove i numeri, raccolti sia in ospedale che sul territorio, cominciano ad essere allarmanti. In soli 7 anni, riporta il Secolo XIX, l’incidenza di questi batteri resistenti è cresciuta del 400 per cento.

Ne parla Federico Mereta sul Secolo XIX:

Partiamo dalle corsie ospedialiere: nel 2007 le infezioni resistenti da Klebsiella Pneumoniae, germe che rappresenta l’emergenza più pressante perché può causare gravissime setticemie, erano praticamente assenti all’interno del San Martino di Genova. In quell’anno si sono visti i primi casi di batteri che non rispondevano agli antibiotici. In soli sette anni, cioè nel 2014, l’incidenza di batteri resistenti è cresciuta del 400 per cento. C’è di più. Le resistenze nei batteri del tipo Clostridium Difficile, che si annida nell’intestino, stando sempre ai controlli effettuati al San Martino, sarebbero aumentati addirittura del 600 per cento nel periodo che va dal 2010 al 2014.

«È vero che la comparsa di resistenze è un fenomeno direttamente connaturato alla biologia, tanto che lo stesso Fleming quando ha ricevuto il Nobel per la scoperta della penicillina lo aveva preconizzato – spiega Andrea Orsi, ricercatore al dipartimento di Scienza della salute diretto da Giancarlo Icardi, che si occupa della rete di controllo delle infezioni. Di certo, in ambito ospedaliero la crescita del fenomeno è dovuto a diverse ragioni, che vanno oltre il cattivo uso che si è fatto nel territorio di questi farmaci fondamentali. «Per certi versi – continua Orsi – la diffusione dei germi resistenti appare anche legata al miglioramento delle cure: dispositivi sempre più invasivi, come i cateteri che vengono inseriti nelle vene dei pazienti o la ventilazione artificiale, consentono di curare meglio ma possono anche facilitare la circolazione e la diffusione di ceppi resistenti».

Va poi detto che i batteri tendono ad assumere e a “scambiarsi” le resistenze anche perché ci sono sempre più persone affette da malattie croniche, come cardiopatici, diabetici o soggetti che soffrono di problematiche respiratorie, visto che in questi soggetti la circolazione dei ceppi resistenti appare più semplice. Se in ospedale si guarda con ansia le percentuali in crescita, anche nelle case bisognerebbe avere più attenzione. «I dati della rete regionale sentinella dimostrano che i ceppi resistenti di Stafilococco Aureo meticillino-resistente sono cresciuti del 30-40 per cento tra il 2010 e il 2015 e anche per gli enterococchi e per lo Pseudomonas Aeruginosa abbiamo percentuali di questo tipo, a dimostrazione che il fenomeno è diffusissimo», dice Orsi: «Per difendersi occorre prima di tutto usare bene gli antibiotici disponibili, per evitare di “perdere” farmaci utilissimi».