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Terni. Centro ricerca incompiuto…ci stendono bucato VIDEO

TERNI – Doveva essere un centro di ricerca all’avanguardia sulle neuroscienze e le cellule staminali, invece è rimasto un edificio incompiuto in cui i residenti stendono il bucato. La storia dell‘Institute for Brain Repair di Terni inizia nel 2003, con grandi fondi e costato milioni di euro e grandi obiettivi, ma dopo 13 anni si risolve con un nulla di fatto. A parlarne in una inchiesta video sul Corriere della Sera è Antonio Crispino, che spiega come il centro sia stato finanziato da con partecipazione pubblico-privata da parte dell’Ospedale Santa Maria di Terni, dell’Università di Perugia, del Comune di Terni e Regione Umbria e dalla Fondazione Agarini.

Crispino scrive sul Corriere della Sera che dopo 13 anni il centro non è mai stato aperto e la sperimentazione spostata in una nuova struttura che è costata altri 3 milioni di euro:

“Eppure i fondi pubblici spesi per il Centro nell’ex caserma di via Campomicciolo ammontano a quasi otto milioni di euro. Si tratta di 2700 metri quadri disposti su due piani in parte ristrutturati e che dovevano essere destinati a laboratori, stabulario e allo studio di staminali di origine non neurale. Un gioiello biotecnologico per il quale erano state previste cento assunzioni tra addetti e ricercatori. Anzi, c’era anche un progetto per permettere ai «cervelli in fuga» di tornare in Italia e proseguire in patria i propri studi. Non solo i ricercatori non sono rientrati ma la situazione di stagnazione ha spinto Vescovi ad andare sempre più all’estero. Quando lo contattiamo al telefono è in Olanda, in partenza per gli Stati Uniti e al solo sentire «Centro di ricerca» scatta come una molla: «Guardi, se solo penso agli anni persi su quel progetto mi viene da piangere e dire che sono ancora qui con il progetto in mano alla ricerca di fondi». Ma perché questi continui annunci? «Non sono annunci che ho fatto io. Se fa una verifica corrispondono sempre a periodi elettorali. In realtà, finiti i soldi della Fondazione Agarini si è fermato tutto».

Ma il problema non pare essere stato solo la carenza di fondi: «Fin dal primo momento ho assistito a beghe cittadine, ideologiche e ostilità da parte dell’Università di Perugia. In un Paese burocratico come il nostro basta questo per rallentare l’iter. Invece dove c’è stata la volontà di fare ricerca, a San Giovanni Rotondo, in un anno e mezzo abbiamo aperto un altro istituto pienamente funzionante utilizzando i fondi europei». E infatti quando nel 2012 esegue con l’equipe del neurochirurgo Sandro Carletti il primo trapianto al mondo di cellule staminali cerebrali nel midollo di un giovane affetto da Sla, il professore Vescovi non lo coordina come direttore del Centro di ricerca di Terni ma come direttore dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Pio di San Giovanni Rotondo. Il sindaco Di Girolamo ha promesso che «entro l’estate inizieremo a utilizzare i due terzi della struttura, quelli completi» e che non si può parlare di abbandono. Chiediamo conferma al neo direttore sanitario dell’Ospedale Santa Maria, Sandro Fratini, che ne ignora persino l’esistenza.

Quando lo incontriamo è in carica da due mesi: «Non sono a conoscenza che c’è una struttura completata pronta per l’uso. Magari potrebbe essere utile anche per questo ospedale che tra un po’ scoppia». La sede dell’ospedale che dirige si trova a non più di cento metri dal Centro che visitiamo con una telecamera, si entra facilmente da una porta secondaria. È tutto incustodito. Al piano terra, dove dovevano esserci i laboratori, ci sono molte stanze vuote. Al piano superiore, invece, è tutto allo stato grezzo e di «lavori in corso» non c’è traccia. In un reparto dei seminterrati troviamo tutto allagato. A dirci che siamo nel Centro di ricerca biomedica c’è solo uno striscione apposto su un bancone improvvisato, probabilmente in occasione di un convegno, l’ennesimo, sul destino dell’impianto. Mentre beffardi, davanti al cancello di ingresso, campeggiano due stendini carichi di biancheria da asciugare”.


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